Ricerca: al via all'Ospedale di Parma innovativi studi contro l’Epatite B

Nella struttura di Malattie infettive ed Epatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma verranno sviluppate nuove terapie per permettere di abbreviare la durata del trattamento e indurre una completa eradicazione dell’infezione

L‘unità operativa di Malattie Infettive ed Epatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma sarà uno dei 4 centri di riferimento su tutto il territorio nazionale, per condurre nei prossimi mesi innovativi studi per le terapie contro i virus epatici, nello specifico per l’epatite virale di tipo B.

Attualmente, infatti, sono al vaglio clinico alcuni nuovi farmaci la cui azione si basa sul concetto che un’efficiente controllo dell’infezione possa essere conseguito potenziando le difese immunitarie specifiche, che nei soggetti con epatite cronica sono fortemente deficitarie. Per ottenere questo obiettivo sono stati sviluppati due tipi di farmaci: il primo farmaco è capace di stimolare i recettori cellulari responsabili del riconoscimento di HBV (virus dell’epatite B) da parte delle cellule del sistema immunitario; essendo questo riconoscimento fortemente deficitario nell’epatite B, si pensa che tali terapie dovrebbero permettere di potenziare tutte le vie dell’immunità antivirale, sia quelle che vengono definite innate, sia quelle virus-specifiche. Il secondo farmaco, rappresentato da un vaccino terapeutico, dovrebbe invece permettere di stimolare selettivamente i linfociti virus-specifici responsabili diretti del controllo del virus.

Queste nuove terapie, che aprono prospettive completamente innovative nel trattamento delle epatiti B, sono in corso di valutazione al momento solo  negli Stati Uniti, nel Canada e in alcuni paesi asiatici. La struttura di Malattie Infettive ed Epatologia dell’Ospedale Parma, oltre alla sperimentazione clinica del farmaco, avrà anche il compito fondamentale della valutazione laboratoristica dell’effetto di tali farmaci sulle cellule dell’immunità, allo scopo di approfondire ulteriormente le nostre conoscenze sul loro meccanismo d’azione.

La possibilità di usufruire di queste nuove terapie, presso la struttura del Maggiore, rappresenta il punto di arrivo e un riconoscimento  agli studi condotti da decenni  nei laboratori di Parma, che hanno permesso di stabilire le basi concettuali per lo sviluppo di questi nuovi farmaci.

L'epatite virale B rappresenta un enorme problema socio-sanitario con gli oltre 400 milioni di portatori di virus al mondo, la maggior parte dei quali con malattia cronica di fegato e prevalentemente concentrati in Asia e Africa. In Italia la percentuale di casi di infezione da HBV è fortemente diminuita negli ultimi decenni, ma attualmente si sta assistendo ad una ripresa dei casi di nuova infezione sia trasmessi sessualmente in soggetti non protetti dalla vaccinazione, sia legati all'immigrazione da aree in cui l'infezione è altamente prevalente.

Le terapie attuali sono estremamente efficienti nell’inibire la replicazione del virus e sono ben tollerate dai pazienti; devono però essere somministrate nella maggior parte dei casi per tutta la vita del paziente, in quanto non sono in grado di indurre una completa eliminazione del virus. Questo implica che tali farmaci abbiano un’efficacia di durata illimitata in assenza di effetti collaterali indesiderati.

Un’esigenza clinica prioritaria è quindi rappresentata dallo sviluppo di nuove terapie che possano permettere di abbreviare la durata del trattamento attuale, inducendo una completa eradicazione dell’infezione.

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Pubblicato il 20/02/2015 — ultima modifica 21/02/2015

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