"Golosi del proprio bene": a Forlì un percorso teatrale sull'obesità

Un progetto unico in Italia con valenza terapeutica e di prevenzione. E anche per infrangere lo stigma sociale
"Golosi del proprio bene": a Forlì un percorso teatrale sull'obesità

team della chirurgia bariatrica a Forlì

Forlì (FC), 11 gennaio 2016 - E' nato da un gruppo di pazienti in ospedale e finira' sui palchi...il primo progetto italiano di percorso e spettacolo teatrale sul tema dell’obesità.

L' idea è diventata realtà grazie all'Associazione Sartoria teatrale, i pazienti, alcuni medici e professionisti dell'Unità Operativa di Chirurgia endocrina dell'ospedale di Forli, diretta da Alberto Zaccaroni, e di Geriatria, diretta da Giuseppe Benati, in collaborazione con il Comune di Forlì, il patrocinio del Comune di  Forlimpopoli, dell'Ausl Romagna e del Gruppo Ausl Romagna Cultura, Casa Artusi e il contributo del gruppo Consorti Rotary Club di Forlì.

"Si tratta di un lavoro teatrale che  affronta il tema dell’obesità assieme ai  pazienti - spiegano i promotori- con in scena obesi attualmente  in cura ed ex obesi che hanno superato la condizione di malattia attraverso interventi all’interno dei reparti dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Riteniamo che il linguaggio teatrale possa aiutare i pazienti ad affrontare positivamente il percorso di guarigione e nel contempo offrire l’occasione ad un pubblico più ampio per superare i pregiudizi, gli stereotipi nei confronti di ammalati che non vengono considerati vittime di una malattia. Per infrangere lo stigma sociale di cui chi è affetto da obesità dolorosamente soffre. Un’occasione per far riflettere sul rapporto con il cibo, sulla corretta alimentazione, sulla necessaria prevenzione. Anche, perché no, sul bisogno di equilibrio e di bellezza di cui le nostre vite hanno bisogno. Per volersi  bene e, quindi, stare bene in salute, con sé stessi e con gli altri".

Oltre allo spettacolo teatrale (che esordirà al Teatro Diego Fabbri di Forlì la sera del 28 aprile 2017, con  repliche mattutine per le scuole il 29 aprile e che verrà in seguito presentato in altri teatri) e il laboratorio di costruzione dello stesso con i pazienti, il progetto prevede una serie di interventi nelle scuole di presentazione della tematica per la prevenzione, con un “format” agile ed efficace. Ogni intervento è  strutturato con una breve introduzione musicale e teatrale,con brani di letteratura sull’argomento, la testimonianza di un ex obeso, la spiegazione della problematica e dei percorsi di guarigione nonché di  prevenzione da parte dei chirurghi , psicologhe e nutrizionisti del gruppo di progetto . Sono previste inoltre prove aperte e mini-spot teatrali per accompagnare presentazioni e video nelle scuole superiori. 

Nel prosieguo del progetto , si prevede la costruzione di laboratori teatrali sul tema dell’obesità e dell’equilibrio nelle scuole primarie e secondarie.

I protagonisti del progetto 

Alberto Zaccaroni, Dario Bettini -chirurghi

Caterina Rondelli – Psicologa e psicoterapeuta
Antonella Liverani – Psicologa e psicoterapeuta

Paolo Frapoli- Imprenditore e cantante lirico

 

Stefania Polidori – Insegnante e giornalista

 

Fabrizio Sirotti –Musicista e regista teatrale

 

Denio Derni – Insegnante e regista teatrale

 

Sceneggiatura e regia:

Denio Derni
Fabrizio Sirotti

Assistente alla regia:
Stefania Polidori

Scenografia:
Enrico Zambianchi

Perché un percorso teatrale sul tema dell’obesità?

"L'obesità - spiega Denio Derni, presidente di Sartoria teatrale - e' come l’anoressia, è prigionia. È spesso accompagnata o nasce addirittura da una depressione o al contrario da una sopravvalutazione di se stessi . Sentimento di onnipotenza o impotenza. Sia l’una che l’altra conducono a non riconoscere più la realtà. Di se stessi e del mondo. Il cibo, elemento di  piacere e di gioia che si trasforma in diabolico strumento di asservimento del corpo e della mente. Una droga come tante da cui è difficile liberarsi da soli. Stigma sociale. L’obeso è rifiutato e colpevolizzato. Isolato, lasciato solo. Nell’adolescenza, spesso è vittima predestinata del bullismo, condotto alla disperazione, all’auto colpevolizzazione. 

Ma il cibo è un piacere, fisico e culturale. Che ci fa stare bene. L’Organizzazione Mondiale della sanità ha aggiornato la definizione di salute: non è solo l’assenza di malattie ma benessere generalizzato, è stare bene con se stessi, nei rapporti con gli altri , nel mondo. E per questo benessere generalizzato non  si può escludere il gusto di una cena deliziosa. Ma tutti i piaceri hanno un lato oscuro, quando si attraversa il confine che conduce all’ossessione.

Un’alimentazione scorretta e incontrollata è una minaccia

E oggi , dall’Europa agli Stati Uniti l’abbondanza e la diffusione di cibi definiti giustamente :spazzatura” si portano appresso una serie di patologie collegate, dal cancro al diabete. 

Dall’altra parte si assiste ad un assedio ansiogeno che colpevolizza il cibo, con diete commerciali che puntano a tagliare i chili alla svelta,senza tenere conto della salute e dell’individuo nella sua interezza. Il pensiero e il piacere del cibo sono connaturati all’uomo. Le vivande sono cose buone da pensare, oltre  che da consumare. Sono segni di aggregazione , di creatività, di amore."

"Negli stadi più avanzati farcela da soli diventa impossibile - concludono gli organizzatori -  Ed ecco che  indispensabile diventano la scienza e l’essere solidali. La chirurgia bariatrica , accompagnata dall’assistenza psicologica possono portare il paziente alla guarigione. Accanto alla solidarietà sociale, al rifiuto dell’emarginazione e della ghettizzazione.Il messaggio dello spettacolo teatrale vuole essere appunto modificare il pregiudizio sulla condizione dell’obeso, lo stigma sociale che non fa altro che alimentare il problema; giungere alla consapevolezza della necessità della prevenzione , della ricerca dell’equilibrio e del benessere. Non è rivolto solo a chi soffre del problema dell’obesità. E’ rivolto a tutti, perché tutti siamo in qualche modo prigionieri delle nostre ossessioni , delle nostre ansie, delle nostre consolazioni. Tutti abbiamo bisogno di uscire da una qualche prigione.E lo possiamo fare solo attraverso la consapevolezza e il riconoscimento della bellezza. Fino a diventarne golosi. Golosi della vita. Golosi del proprio bene"

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Pubblicato il 11/01/2017 — ultima modifica 16/01/2017

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