Più attività fisica e più salute per tutti

Bologna, 21 maggio 2012 - Che praticare uno sport o svolgere una regolare attività fisica e motoria aiuti a “mantenersi in forma” è un fatto assodato. Da un'altra parte, però, molte persone non si rendono realmente conto degli effetti positivi che queste attività possono avere per la salute, soprattutto se correttamente impostate fino dai primi approcci, quando si è bambini o adolescenti. Nei Paesi industrializzati la lotta alla sedentarietà è diventata un obiettivo fondamentale e trasversale, che deve essere portato avanti non solo dalla sanità e dai servizi di prevenzione e promozione della salute, ma anche da altri settori - dai trasporti all'urbanistica, all'edilizia, alle attività produttive, alla scuola: ognuno deve fare la propria parte per contrastare l'inattività fisica che, insieme al fumo di sigaretta - come dimostrato dalle più recenti ricerche epidemiologiche - è il più importante fattore di rischio per le principali malattie causa di morte e disabilità. In particolare, si calcola che sia responsabile del 30% delle malattie ischemiche cardiache, del 27% dei casi di diabete, del 21-25% di tumori del colon e del seno; inoltre, è ormai ampiamente dimostrato che praticare attività fisica migliora l’umore e contrasta gli stati depressivi. È perciò necessario offrire a ogni persona la possibilità di svolgere ogni giorno almeno i 30 minuti di attività fisica moderata raccomandati dall’OMS per la popolazione adulta per mantenere la buona salute.

Favorire la crescita di una cultura che rafforzi gli aspetti positivi e di salute connessi alla pratica dell’attività fisica e sportiva significa anche non esasperare lo spirito agonistico e non ricercare la vittoria ad ogni costo, ma fare in modo che i tecnici, gli allenatori delle squadre giovanili e i dirigenti delle società sportive si adoperino sempre più per motivare e coinvolgere nelle attività tutti i bambini. Significa anche coinvolgere i cittadini con un’ampia serie di proposte: le società sportive possono contribuire a promuovere l'attività fisica anche in età adulta e anziana, aprendo le proprie strutture a coloro che non sono sportivi praticanti. Alla base di ogni attività ci dovrebbero, poi, essere sempre i valori positivi della lealtà, del rispetto e della solidarietà, il contrasto dell'uso di sostanze dopanti e dell’abuso di farmaci e integratori.

Per una comunità più in salute occorre, quindi, un grande gioco di squadra. E va proprio in questa direzione l'accordo di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna, i Comitati regionali del Coni e del Cip (Comitato Italiano Paralimpico) e gli Enti di promozione sportiva emiliano-romagnoli, siglato il 7 maggio a Bologna dagli assessori regionali Carlo Lusenti (politiche per la salute) e Massimo Mezzetti (sport), dal presidente regionale Coni William Reverberi, dal presidente regionale del Cip Gianni Scotti e da Vincenzo Manco, presidente del comitato regionale Uisp, in rappresentanza degli Enti di promozione sportiva.

Ne parliamo con Alba Carola Finarelli, responsabile del Servizio sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna.

“Va sottolineata innanzitutto - afferma Finarelli - l'importanza di lavorare insieme con tutti gli altri soggetti coinvolti per obiettivi comuni, cercando di privilegiare, tra i tanti possibili, quelli sui quali si può trovare una convergenza più forte. Ovviamente il Coni ha interesse che anche lo sport agonistico vada avanti e che emergano giovani talenti, ma insieme possiamo mettere in atto azioni che riguardano tutti i ragazzi e promuovere un'attività fisica equilibrata per la salute di tutta la comunità locale”.

Perché c'era bisogno di un accordo?

“Gli accordi sono occasioni per mettere in fila le responsabilità e l'impegno di ognuno, condividere le risorse con sinergie e idee innovative, ed è in questa direzione che si colloca quello recentemente siglato. Non è un fatto formale, ma un processo - infatti stiamo lavorando insieme già da diverso tempo - che cerca di ragionare a 360 gradi su come poter far rete maggiormente e come poter orientare in modo innovativo e verso obiettivi di salute più complessivi anche interventi solo apparentemente più marginali”.

Prima di entrare nello specifico di alcuni punti, rammentiamo che la Regione Emilia-Romagna ha lavorato fin dal 2004 in direzione di quanto è previsto all'interno dell'accordo

“Dal 2004 abbiamo ridefinito la rete organizzativa dei Servizi di medicina dello sport delle Aziende Usl, allargando il loro orizzonte verso concetti più ampi di tutela della salute dei praticanti sportivi e, soprattutto, impegnandoli nei programmi di promozione dell’attività fisica nella popolazione generale, e in particolare nei giovani. Dal 2008, inoltre, è iniziata la sperimentazione della prescrizione dell’esercizio fisico in gruppi di persone con fattori di rischio o malattie conclamate”.

Un altro tema importante è stato quello di una maggiore equità nell'accesso allo sport

“La Regione ha previsto la gratuità delle certificazioni di idoneità alla pratica sportiva (anche per l’attività non agonistica) per i minori e per i disabili di ogni età; ha istituito e diffuso il 'libretto sanitario dello sportivo' per raccogliere in un unico documento le certificazioni agonistiche e non, accompagnando così l’atleta lungo il suo percorso di attività sportiva, evitando certificazioni ripetute e costi per le famiglie. Ai bambini venivano chieste, ad esempio, certificazioni mediche anche per partecipare a manifestazioni sportive o ad attività motorie a contenuto prevalentemente ricreativo, e questo poteva creare delle discriminazioni”.

Dal 2008 sono stati poi assegnati contributi a sostegno in particolare di iniziative per i giovani e le persone diversamente abili

“Dal 2008 e per quattro anni la Regione (Assessorati sport e politiche per la salute) ha assegnato con bandi regionali contributi per un valore di circa 500.000 euro all’anno a supporto di iniziative e interventi di sostegno e promozione dell’attività fisica e dello sport; in particolare negli ultimi anni, questi contributi sono stati finalizzati a interventi volti a contrastare l’abbandono precoce dello sport da parte dei giovani e a sostenere iniziative di sport per le persone diversamente abili. I progetti sono stati individuati dalle Conferenze sociali sanitarie assieme agli assessorati allo sport delle Province”.

L'abbandono precoce dell'attività sportiva da parte dei giovani è un problema così rilevante?

“Tra i problemi - spiega Finarelli - abbiamo certamente quello dell'abbandono dello sport dei giovani a 13-14 anni d'età; sappiamo, invece, che i giovani hanno bisogno di svolgere il doppio di attività fisica di un adulto, un'ora al giorno e non mezz'ora. Si è visto, inoltre, che è più facile che una persona educata da giovane a praticare un impegno fisico-sportivo mantenga questa abitudine nel corso della propria vita. Questo significa tesaurizzare la prevenzione; inoltre, come stanno facendo alcuni enti di promozione, si possono creare occasioni in cui non solo il bambino fa sport ma contemporaneamente la mamma può fare ginnastica in acqua o altre attività, promuovendo la cultura del movimento in tutta la famiglia”.

L'importanza dell'attività fisica viene rilanciata dall'ultimo Piano regionale della prevenzione

“Il Piano regionale della prevenzione 2010-2012 ha rilanciato l’impegno: con 8 specifici progetti a valenza regionale  il Piano avvia iniziative intersettoriali in molti ambiti, con il duplice fine di diffondere la cultura della vita attiva come strumento fondamentale per il benessere fisico e psichico dei cittadini, e di creare reti e alleanze tra il sistema sanitario e gli altri settori della società, per incentivare tutte le persone adulte a svolgere almeno 30 minuti di attività fisica moderata al giorno e sostenere nei bambini e nei ragazzi l’abitudine all’esercizio fisico e allo sport per la salute.  Uno di questi 8 progetti è appunto l'accordo siglato il 7 maggio”.

Veniamo, allora, all'accordo con il Coni, il Cip e gli Enti di promozione sportiva emiliano-romagnoli. Partiamo dalla formazione

“L'accordo prevede un programma di interventi formativi per dirigenti e istruttori delle società sportive; una formazione meno incentrata sull'agonismo e che punti di più a come si può fare salute, all'opportunità che i bambini con un fisico meno atletico o le persone sovrappeso possano essere partecipi di un'attività senza sentirsi discriminati o addirittura stigmatizzati. Questo è importante, specialmente in un momento in cui la nostra società è caratterizzata da un grosso problema per quanto riguarda l'obesità e il sovrappeso anche di molti bambini; più in generale si dovrà cercare di orientare di più e meglio l'attività fisica e il moto, diversificandone la tipologia. Questo, quindi, significa, ad esempio, insegnare non solo pallacanestro o pallavolo, ma anche l’arrampicata, a correre e altro ancora: sport e attività fisiche accessibili a tutti, cercando di tarare gli interventi per ogni persona, in base ai problemi e alle esigenze. La Regione è impegnata a contribuire all'attività di formazione mettendo a disposizione docenti esperti sulle tematiche riguardanti la relazione tra sport e salute, favorendo il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, in particolare degli insegnanti di educazione fisica e delle famiglie. Per attivare il programma di formazione è stato riservato un finanziamento di 50.000 euro da dedicare a corsi rivolti a dirigenti e allenatori. C'è, poi, l'impegno col Comitato paralimpico a realizzare percorsi di formazione per promuovere attività fisica a beneficio delle persone con handicap. Saranno, inoltre, a disposizione le competenze del Centro regionale antidoping (con sede nell’Azienda Usl di Modena) per contrastare l’uso di sostanze dopanti e l’abuso di farmaci e integratori”.

Quali saranno i tempi?

“Nell'accordo si prende un impegno a definire un vero e proprio programma entro il giugno di quest'anno. Diverse iniziative sono state già fatte; abbiamo da anni una collaborazione con la scuola dello sport del Coni e abbiamo organizzato vari eventi e convegni con enti e comitati. Vogliamo ora cercare di fare qualcosa di più sistematico attraverso, in particolare, i servizi di medicina dello sport delle Aziende Usl e più in generale attraverso i servizi dei dipartimenti di prevenzione. Gli incontri di formazione saranno indirizzati a far utilizzare meglio le occasioni che spesso gli enti di promozione hanno. Pensiamo, ad esempio, ai tanti insegnanti delle scuole elementari che si ritrovano la settimana prima dell'inizio della scuola per iniziative formative; pensiamo che rivedere il programma informativo, rafforzando i concetti di cui abbiamo parlato, potrebbe contribuire ad affermare la visione di una comunità che partecipa tutta a un obiettivo comune”.

Come abbiamo detto, l'accordo vuole incentivare attività praticabili da tutti

“Soprattutto in questo periodo di crisi economica, ci interessa promuovere iniziative poco costose che però possono aiutare a mantenere nel tempo le abitudini acquisite, come i gruppi di cammino, i pedibus per i bambini, le attività nei parchi, percorsi in città con una verifica dei tempi di percorrenza a seconda delle capacità di ciascuno, e altre ancora. Sono attività 'leggere' che però possono restare nel tempo. Il Coni, il Cip e gli enti di promozione sportiva si impegnano a favorire l’aumento del numero di associazioni che offrono queste opportunità di attività fisica sul territorio, incrementando le occasioni a disposizione della popolazione. Iniziative di questo tenore sono già state avviate nel 2011: in 25 Centri di aggregazione per anziani sono in corso progetti  di promozione dell’attività fisica, come gruppi di cammino, che hanno visto la partecipazione di circa 2.500 persone; in diversi parchi cittadini (in particolare a Bologna) sono stati realizzati 'percorsi vita' speciali per fare camminare le persone alla velocità adatta alla loro salute, previa valutazione della performance individuale; sempre a Bologna, con la collaborazione tra Azienda Usl, amministrazioni pubbliche, Ordine dei medici, Farmacie comunali, media e associazioni sportive, è stato realizzato il progetto 'Pillole di movimento', che consiste in voucher per attività fisica gratuita in centri Uisp. Sono solo alcuni esempi”.

Vediamo che iniziative anche molto semplici, ma che consentono di fare attività fisica insieme, stanno riscuotendo molto successo

“Le associazioni e gli enti di promozione sottolineano, appunto, che c'è voglia di coesione e di svolgere attività fisica, ma divertendosi, trasformando un impegno anche in qualcosa di piacevole. Io, ad esempio, abito a Bologna e vedo che associazioni o enti, che in passato programmavano solo camminate o escursioni impegnative, oggi organizzano anche camminate per visitare e vivere la città, iniziative che rispondono all'esigenza di stare insieme, unendola ad aspetti ecologici e  di salute. Pensiamo, poi, anche alle iniziative come le piccole maratone che vengono fatte nella giornate dedicate alla prevenzione del tumore al seno o per la donazione di organi o del sangue. Sono tante attività che uniscono un evento in apparenza lontano dalla salute con la possibilità di poter camminare e fare movimento. E' importante informare i cittadini perché sappiano che ci sono numerose iniziative ludico-motorie-sportive organizzate in diversi ambiti, in modo che possano cogliere queste opportunità”.

Nell'accordo si prevede anche di incentivare e promuovere l'esercizio fisico per le persone portatrici di fattori di rischio o patologie. Esercizio che dovrebbe essere prescritto come un farmaco

“Si sa che l'attività fisica fa bene e abbiamo lavorato molto per  diffondere questa cultura, e si sa che è importante farla fare anche alla persone con fattori di rischio o addirittura con patologie. Abbiamo definito, prima nell'ambito del Piano della prevenzione e poi con delle delibere ad hoc, come sia possibile avere delle collaborazioni con quelle che abbiamo definito 'palestre sicure', palestre che si impegnano a garantire determinati standard e una collaborazione con il Servizio sanitario regionale. Parliamo di Esercizio fisico adattato (EFA) - rivolto a portatori di fattori di rischio o patologie cardiovascolari e/o dismetaboliche - e di Attività fisica adattata (AFA) per contrastare il decadimento delle abilità motorie residue nella popolazione affetta da patologie neurologiche e/o muscolo scheletriche. Il progetto che stiamo portando avanti va in questa direzione; siamo in una fase sperimentale, monitorata, registrata, supervisionata, perché dobbiamo verificare la sostenibilità economica e organizzativa di questo strumento e capire esattamente quali siano le modalità migliori per poter garantire la continuità di queste attività e quale sia il modello organizzativo migliore per assicurare questa presa in carico. Abbiamo, quindi, attivato un progetto sperimentale che stiamo portando avanti in alcune Aziende Usl. A breve terminerà la prima fase di 'arruolamento' e di presa in carico delle persone; realisticamente i primi mesi del prossimo anno ci daranno i primi risultati”.

Un accenno, infine, al problema degli impianti, che nella maggior parte dei casi sono riservati allo sport agonistico

“Uno degli impegni dell'accordo è che anche l'impiantistica inizi ad essere più coerente con quello che vogliamo fare. L'obiettivo e arrivare a far sì che i cittadini di una comunità possano utilizzare gli spazi anche se non fanno parte di società sportive, quindi un maggiore accesso e facilitazioni nell'uso di palestre e di impianti della città; esempi europei dimostrano che questo è possibile. L'impegno, quindi, è che, in presenza di fondi, la Regione sostenga non le strutture destinate esclusivamente allo sport agonistico, ma quelle con più potenzialità che possono essere utilizzate in modo più flessibile per diverse attività fisiche”.

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Pubblicato il 21/05/2012 — ultima modifica 21/05/2012
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