"Contro il gioco d'azzardo bisogna trovare dentro di sé la motivazione e il coraggio per chiedere aiuto"

“Giocare d'azzardo mi ha rovinato la vita. Ragazzi, se ci riuscite, non fate come me!” Raffaele - il nome è di fantasia, ma il racconto è autentico - per circa 30 anni ha giocato nelle bische clandestine e, dopo aver perso montagne di soldi, la moglie e il lavoro, ha trovato la forza di chiedere aiuto al SerT.
Una storia emblematica di una realtà  preoccupante: nel 2013 in Emilia-Romagna 1.102 persone (il 37% in più dell'anno precedente) sono state assistite dai SerT, i Servizi per le dipendenze delle Aziende Usl, ma si stima che nella regione i giocatori patologici siano circa 10mila; è stato calcolato che, sempre nel 2013, il fatturato complessivo in regione per il gioco d'azzardo è stato di circa 6 miliardi di euro, tra sale Bingo, ricevitorie del lotto, slot machine e tanti altri luoghi fisici frequentati ogni giorno da giocatori di ogni età. A questa enorme cifra si aggiungono, poi, le giocate online.

La Regione Emilia-Romagna ha deciso di contrastare il fenomeno cercando di creare un circuito virtuoso, sostenendo una cultura della responsabilizzazione sui rischi sia verso la persona sia verso la comunità nel suo complesso. E per questo motivo è importante coinvolgere Comuni ed esercizi commerciali come bar, tabaccherie e circoli ricreativi che decidono di non avere le slot machine e i totem per il gioco on line, due tra le modalità più diffuse. In questi giorni parte la fase operativa del Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio di dipendenza dal gioco patologico 2014-2016 della Regione Emilia-Romagna, approvato quest'anno dall'Assemblea legislativa.
Gli esercizi commerciali che vi aderiscono possono chiedere al Comune del territorio dove svolgono l’attività (Uffici relazioni con il pubblico o Sportelli unici per le attività produttive) una vetrofania con il marchio “Slot Free ER” e lo slogan “Dove il gioco d’azzardo non c’è si vive meglio” da applicare sulla vetrina all’entrata. In questo modo, i cittadini possono riconoscere e scegliere un locale dove non ci sono slot machine o totem per il gioco on line.

Ma torniamo a Raffaele e alla sua storia. “Oggi ho 62 anni - racconta - e ho iniziato a giocare a carte nelle bische clandestine quando ne avevo trenta, seguendo gli amici, più che altro per curiosità perché in realtà non avevo bisogno di soldi. All'inizio andavo in compagnia, una volta la settimana. Poi è diventato sempre più frequente, fino al punto che ho iniziato ad andarci tutti i pomeriggi, appena finito di lavorare. E questo mi ha cambiato la vita. Ero sposato, qualche anno dopo è nata una figlia. Ho sempre continuato a lavorare, ad essere, diciamo, una 'persona normale' in famiglia, fino a quando non è esploso il bubbone del disastro economico. A un certo punto avevo accumulato talmente tanti debiti chiedendo prestiti ad amici e conoscenti che non ce l'ho più fatta. Quello che perdevo al gioco era molto superiore a quanto riuscivo a vincere. E ho dovuto chiedere aiuto a mia moglie per sanare tutto. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci siamo separati e poi abbiamo divorziato. Non ho mai fatto i conti di tutto quello che ho perso in tanti anni, ma sicuramente diverse centinaia di migliaia di euro”.

Giocare d'azzardo in modo compulsivo è come una droga.

“Quando mi sono rivolto al Sert mi hanno spiegato che per me il gioco è, appunto, come una droga. Quando riuscivo a giocare mi sentivo benissimo”.

Come ha deciso di provare a smettere?

“All'inizio dell'anno la mia attuale compagnia mi ha messo di fronte a una scelta: decidere di cercare di curarmi o andarmene. A questo punto ho messo tutto sul piatto della bilancia. Poi ha contribuito anche il fatto che in quel periodo non avevo nemmeno un lavoro. Tra l'altro sapevo che esiste un servizio del SerT per chi, come me, ha quella che viene definita ludopatia, anche perché conosco una persona che lavora lì e che mi ha consigliato. Ho iniziato così a frequentare il servizio lo scorso aprile. Il mio percorso è praticamente appena avviato, mi reco due o tre volte al mese al SertT per dei colloqui, ma non partecipo a gruppi di auto-aiuto, almeno per il momento. Mi hanno spiegato che ogni percorso è personalizzato e per il momento proseguiremo così”.

E come sta andando?

“Sto vivendo questi ultimi mesi abbastanza bene. Il gioco mi manca, ma non avendo disponibilità economiche non riesco nemmeno a mettermi alla prova. E' chiaro che, come ho fatto per tanti anni, potrei chiedere dei prestiti agli amici, ma ho escluso di farlo e questo per me è già un passo avanti. Da poche settimane ho iniziato a lavorare di nuovo e adesso viene il bello, voglio vedere come mi comporterò avendo un po' di soldi in tasca. E' questa la prossima sfida che dovrò presto affrontare”.

E con la sua ex moglie e sua figlia?

“Con la mia ex moglie e mia figlia, che ormai è grande, ho mantenuto ottimi rapporti. Lei tra l'altro non ha mai saputo che alla base dei litigi con la mia consorte ci fosse la mia dipendenza dal gioco”.

Che cosa pensa delle slot machine nei bar?

“Le slot machine mi fanno schifo, così come i 'gratta e vinci'. Non mi dicono niente. Sono giochi deleteri al massimo. Ovviamente chi ci butta i soldi può dire lo stesso di me e di chi gioca nelle bische”.

Come sa, sta partendo un Piano della Regione per contrastare il gioco d'azzardo.

“E' senz'altro un piano positivo. Ben venga tutto quanto può servire per la prevenzione del gioco d'azzardo. Certo, penso anche che lo Stato dovrà poi cercare di incassare in un altro modo i soldi  che affluiscono dalle slot machine, magari tassando di più sigarette e alcol”.

In base al Piano la Regione, con ulteriori risorse rispetto ai Livelli essenziali di assistenza oggi definiti, ha attivato in ogni Azienda Usl un punto sperimentale di accoglienza e valutazione delle persone con problemi di gioco patologico, in rete con associazioni del terzo settore impegnate sul tema. E altre azioni saranno individuate. Intanto, entro la fine dell’anno partiranno corsi obbligatori di formazione rivolti al personale delle sale da gioco, per favorire una responsabilità sociale “diffusa” verso i giocatori più fragili e sui rischi della dipendenza da gioco d’azzardo. Altri corsi di formazione sono rivolti anche al personale sociale e sociosanitario dei Comuni e agli agenti delle Polizie locali per informarli sui rischi del gioco d’azzardo e sui percorsi di cura.

Tornando alle 1.102 persone seguite al 31 dicembre 2013 dai SerT, vediamo che si tratta prevalentemente di italiani (91,7 %), di sesso maschile (79% rispetto al 21% di donne). La fascia di età più numerosa è tra i 41 e i 50 anni (29,5%); segue l’età 51-60 anni (23,2 %) e 31-40 (19,3%). A questi dati si aggiungono le persone che si rivolgono direttamente all’associazione Giocatori Anonimi: circa 200 sono quelle che attualmente seguono con regolarità l’attività dei 9 gruppi in Emilia-Romagna (a Modena, Bologna, Imola, Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini). Inoltre, circa 70 familiari di persone con dipendenza da gioco d’azzardo frequentano i gruppi dell’associazione Gamanon (i gruppi sono a Bologna, Imola, Ravenna, Rimini).

Il gioco d’azzardo è, quindi, una malattia che si può curare. Prima viene diagnosticato il problema, più alte sono le possibilità di liberarsi da questa dipendenza. L’accesso al SerT è gratuito e diretto: non si paga alcun ticket né occorre la richiesta del medico di famiglia. La presa in carico della persona con dipendenza da gioco d’azzardo è prevalentemente di tipo psicologico, con trattamenti individuali e di gruppo. Il SerT effettua diagnosi e trattamenti medico-farmacologici, psico-sociali, assistenziali ed educativi attraverso una équipe multidisciplinare composta da medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri. Come in tutte le forme di dipendenza, l’assistenza al singolo può prevedere  il coinvolgimento della famiglia o della coppia. La Regione finanzia il progetto “Pluto” di Reggio Emilia, che fornisce un’assistenza  intensiva per le persone con dipendenza da gioco particolarmente grave. Queste persone sono inviate dai SerT con una diagnosi specifica. Tra il luglio 2013 e il giugno 2014 sono state assistite 45 persone nelle strutture residenziali previste dal progetto.

Per comprendere facilmente quanto sia diffuso il gioco in Emilia-Romagna, anche senza cercare bische clandestine, sono sufficienti pochi dati: nella regione ci sono 21 Sale Bingo, 562 punti vendita concorsi pronostici, 2.843 punti vendita per giochi a totalizzatore (win for life, superenalotto), 290 luoghi di scommesse ippici, 404 luoghi di scommesse sportivi , 2.457 ricevitorie del lotto, 4.749 punti vendita lotterie. In totale sono 31.631 le slot machine in 7.244 esercizi e 4.870 le videolottery in 404 sale.

Concludiamo con un ultimo appello di Raffaele.

“Mi rendo conto - afferma - di rischiare di essere poco credibile quando dico 'Non fate come me perché giocare d'azzardo può diventare una malattia che vi rovina la vita'. Ma voglio comunque dire che, proprio come accade per la droga, chi è dipendente deve trovare dentro di sé la motivazione e il coraggio per chiedere aiuto. Da solo è difficile se non impossibile uscirne”.

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Pubblicato il 29/09/2014 — ultima modifica 29/09/2014
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