Farmaci in gravidanza, i dati del progetto Euromedicat

Regione partner di 4 Paesi e Toscana. Scopo: un sistema di vigilanza permanente. In Emilia Romagna il minor uso di antidepressivi

Bologna, 24 marzo 2015 - Costruire un sistema europeo di vigilanza permanente per identificare i possibili effetti avversi dei farmaci durante la gravidanza e prevenire il rischio di malformazioni congenite. Questo l’obiettivo del progetto Euromedicat, che coinvolge diversi Paesi europei e anche l’Emilia-Romagna, i cui primi risultati sono stati presentati alla conferenza di Poznan (Polonia). La Regione Emilia-Romagna è inserita nel progetto in quanto tra le poche regioni italiane con un registro sulle malformazioni congenite, il registro regionale Imer attivo dal 1978.

Con un protocollo comune, sette partner (Emilia-Romagna, Toscana, Olanda, Danimarca, Norvegia, Galles e tutto il resto del Regno Unito) hanno analizzato quattro categorie di farmaci impiegate nel trattamento di patologie croniche: antidepressivi, antiepilettici, antiasmatici e antidiabetici.

I temi del progetto sono da un lato la nacessità di avere informazioni sull’uso di questi farmaci in gravidanza, dall’altro l’importanza e la delicatezza di trattare le patologie che se non affrontate possono provocare danni alla salute della donna. Sono emerse importanti differenze nell’uso di questi farmaci tra i diversi Paesi, evidenziando quindi approcci diversi nel trattamento di patologie croniche in gravidanza in Europa.

L’uso di farmaci antidepressivi in gravidanza: in Emilia-Romagna i valori più bassi

Il primo studio del progetto (gli studi sulle altre tre categorie di farmaci non sono ancora stati pubblicati) si è occupato dell’uso di antidepressivi prima, durante e dopo la gravidanza. I risultati pubblicati sulla rivista BJOG (“An International Journal of Obstetrics and Gynaecology”) evidenziano importanti differenze di trattamento tra le donne in età fertile nei diversi Paesi europei analizzati.
Le prescrizioni di antidepressivi sono state selezionate in base al periodo, prendendo in esame l’anno precedente alla gravidanza, il periodo della gestazione e l’anno successivo.
Sono già noti gli effetti negativi nell’uso di antidepressivi sullo sviluppo fetale, come le cardiopatie congenite. Per evitare, d’altro canto, le conseguenze del mancato trattamento della depressione in gravidanza, lo studio si è posto l’obiettivo di comprendere quali siano le terapie che concorrono sia al benessere materno che a quello fetale.

In tutti i Paesi coinvolti nello studio si osserva una riduzione nell’uso di antidepressivi a partire dall’ultimo trimestre prima della gravidanza. Se si considerano i singoli trimestri in Emilia-Romagna è sempre al di sotto del 2% il valore di donne che fanno uso di antidepressivi.
Ci distingue dagli altri Paesi analizzati anche la percentuale di donne che assumeva i farmaci prima della gravidanza e che ne interrompe l’uso all’inizio della gestazione senza riprenderlo dopo: il dato per gli altri Paesi coinvolti nello studio è pari al 40% delle donne; le donne emiliano-romagnole sono oltre il 65%.
Tra i Paesi europei analizzati (in questo studio non è presente la Norvegia) sembrano esistere differenze sia nelle molecole usate che nell’approccio terapeutico alla depressione.

 

 

 

 

 

 

 

La conferenza europea di Poznan

Era il 1961 quando risultò chiara l’associazione tra l’uso di talidomide, farmaco venduto dagli anni cinquanta come sedativo e anti-nausea, e l’aumentata frequenza di malformazioni alla nascita. I suoi effetti sullo sviluppo fetale furono devastanti e causarono una epidemia di focomelia nei neonati, quasi nel 100% delle gravidanze con uso del farmaco nelle fasi critiche della gestazione. Dopo pochissimi anni d’immissione in commercio il farmaco fu ritirato ma erano ormai già nati circa 10.000 bambini con questo difetto.
La conferenza europea EUROmediCAT “Safety of Use of Medication in Pregnancy” che si è svolta a Poznan (Polonia) dal 2 al 4 febbraio 2015, si è aperta ricordando questa tragica circostanza. La testimonianza di Geoff Adams-Spink, giornalista inglese nato nei primi anni ‘60 con malformazioni degli arti, ha richiamato l’importanza di un sistema di farmacovigilanza che prevenga o limiti gli effetti negativi dell’assunzione dei farmaci.
Sono ormai diffuse conoscenze e prassi per il controllo attivo dell’uso in gravidanza di farmaci sicuramente teratogeni (che provocano lo sviluppo anomalo di organi nell’embrione): oltre al farmaco talidomide, anche l’isotretinoina e l’acido valproico. Va però mantenuta alta l’attenzione, è stato il messaggio della conferenza, perseverando nella diffusione di informazioni corrette alle donne in età fertile, in quanto esistono modalità di approvvigionamento di farmaci che sfuggono al controllo medico, come l’acquisto on line, e quindi con potenziali rischi per la donna e per il feto.

Per approfondire

Azioni sul documento
Pubblicato il 24/03/2015 — ultima modifica 24/03/2015
< archiviato sotto: >

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it

Strumenti personali