Salvata la vita di un paziente greco, "ritrapiantato"

Presentato il caso avvenuto al Policlinico di Modena. Il presidente Bonaccini: "Orgogliosi di aver messo l'esperienza dell'Emilia-Romagna a servizio di un altro Paese". Per l'occasione fatto il punto sull'attività dei trapianti in Emilia-Romagna e sulla modalità di donazione "a cuore fermo"

Bologna, 21 dicembre 2017 - Una storia di buona sanità, che allarga i propri confini per diventare un caso di “cooperazione sanitaria” e unire così l’Emilia-Romagna - nello specifico, il Policlinico di Modena - e la Grecia.

È accaduto pochi giorni fa: un paziente, di nazionalità greca, già trapiantato (di fegato) nel proprio Paese, per una serie di complicazioni insorte ha avuto necessità di essere ritrapiantato. Sulla base del Protocollo di cooperazione tra Italia e Grecia per il trapianto di fegato e cuore su cittadini greci - siglato per far fronte alla grave carenza di donatori effettivi in Grecia e della presenza, nel paese ellenico, di un unico Centro trapianti - il paziente è stato trasferito in Italia. Ma i Centri italiani indicati nell’accordo non erano in grado, in quel momento, di accoglierlo; la disponibilità, su richiesta del Centro nazionale trapianti (Cnt), è arrivata invece dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena, che ha messo a disposizione le proprie competenze effettuando il trapianto con un fegato donato a cuore battente.

“Siamo orgogliosi di aver messo le grandi professionalità e le tecnologie del nostro sistema sanitario a servizio di un altro Paese, di una persona a cui, grazie a questo intervento, è stato possibile salvare la vita- sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. Una disponibilità e una capacità di risposta che ci fanno onore, e di cui voglio ringraziare personalmente tutto lo staff del Policlinico: medici, chirurghi, infermieri e tecnici, a partire dall’équipe che ha condotto l’intervento. Anche i dati relativi alle donazioni e ai trapianti in Emilia-Romagna- prosegue il presidente- rivelano la sensibilità della nostra comunità verso un tema così importante, e premiano il lavoro che da anni la Regione, con il Centro riferimento trapianti, porta avanti insieme ad Aido, associazioni di volontariato ed enti locali”.

E un elogio alla Rete dei trapianti dell’Emilia-Romagna arriva dal direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Cosa: “Una regione che, anche in questo caso, ha mostrato una delle sue qualità, quella dell’accoglienza, e ha saputo dare all’accoglienza una risposta di grandissimo livello”.

La storia

Un 58enne di nazionalità greca viene sottoposto a fine ottobre scorso a un trapianto di fegato a Salonicco. Dopo un decorso post-operatorio regolare, il 18 novembre il paziente inizia a lamentare dolore addominale, con aumento degli indici infiammatori. Il 19 novembre viene sottoposto a un nuovo intervento chirurgico da cui emerge una situazione gravemente complicata. Dopo aver riportato il paziente in terapia intensiva, i colleghi greci segnalano il caso al Cnt: è necessario un ritrapianto urgente, che loro non riescono a eseguire in sede.

Il direttore del Centro trapianti di Modena, il professor Fabrizio Di Benedetto, valutata la documentazione fornita, dispone il trasferimento del paziente nell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena - Policlinico. Dopo gli accertamenti clinici, il paziente viene inserito in lista d’attesa per ritrapianto urgente. Trapianto avvenuto il 23 novembre in seguito alla disponibilità di un organo compatibile, prelevato dall’équipe chirurgica di Modena a Malta. Al termine di una breve degenza in Terapia intensiva, è ricoverato nel reparto di Chirurgia Oncologica, Epatobiliopancreatica e Trapianti di fegato del Policlinico di Modena. Oggi, gli esami ematochimici sono in progressivo miglioramento, con funzionalità epatica nella norma; il paziente si alimenta regolarmente ed è in corso la riabilitazione motoria propedeutica alla dimissione a domicilio.

Non solo “a cuore battente”: le donazioni “a cuore fermo”

Le competenze e la sensibilità sul tema dei trapianti presenti in Emilia-Romagna hanno portato a sviluppare tecniche e sistemi organizzativi che consentono di ampliare il numero dei potenziali donatori. In questo contesto, un obiettivo rilevante delle strutture regionali è quello di sviluppare la donazione a cuore fermo.
“Dallo scorso anno, in Emilia-Romagna, abbiamo iniziato a effettuare donazioni di organo a cuore fermo- ricorda l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. Si tratta di procedure di estrema complessità, che richiedono altissime professionalità e lavoro di squadra, oltre che idonee attrezzature, ma che consentono, al tempo stesso, di incrementare il numero dei potenziali donatori e quello degli organi utilizzabili”.

Il programma regionale “Cuore fermo ER”

Donazione non solo a seguito di accertamento di morte encefalica con criteri neurologici, dunque, ma anche “a cuore fermo”, con criteri cardiologici. L’incremento, in Italia, di questa seconda modalità di donazione degli organi è uno degli obiettivi che il Cnt si è dato; la Regione Emilia-Romagna, dal canto proprio, sta sviluppando un programma specifico: “Cuore fermo ER”.

Sia la donazione di organi e tessuti su persone di cui è stata accertata la morte con criteri neurologici (la cosiddetta “morte encefalica”), sia quella a cuore fermo sono strettamente regolamentate dalla legge. L’accertamento del decesso con “criteri cardiaci” prevede infatti l’osservazione di un’assenza completa di attività cardiaca e di circolo di almeno 20 minuti (mentre negli altri Paesi dell’Unione europea è ridotto tra i 5 e i 10 minuti). In passato, difficoltà di carattere organizzativo e tecnico hanno reso complesso il ricorso a questo tipo di donazione nel nostro paese. Oggi invece, le tecniche più avanzate applicate anche nei centri ospedalieri dell’Emilia-Romagna, consentono di mantenere una buona qualità degli organi donati per tutto il tempo necessario all’espletamento delle procedure di accertamento del decesso, così come previsto dalla legge.

In Emilia-Romagna, le prime donazioni a cuore fermo sono state effettuate dall’Azienda Ospedaliera-Universitaria Sant’Orsola-Malpighi di Bologna nel 2016, e gli organi sono stati trapianti dall’équipe della Chirurgia dei Trapianti, oggi diretta dal professor Matteo Cescon.
Complessivamente in regione, tra il 2016 e il 2017, sono stati trapiantati 21 organi (7 fegati, 14 reni), da nove donatori a cuore fermo. La Regione, dopo aver valutato le potenzialità organizzative e professionali sviluppate dai diversi Centri e le esperienze di prelievo e donazione a cuore fermo già effettuate dall’Azienda Ospedaliera-Universitaria Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, dall’Ospedale Bufalini di Cesena, dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e dall’Ospedale Sant’Agostino Estense di Baggiovara (Modena), ha voluto avviare un programma di incentivazione, anche mediante finanziamenti dedicati, dell’attività di donazione a cuore fermo.

“Cuore fermo ER” prevede uno sviluppo a step successivi con momenti formativi sia sugli aspetti tecnico-scientifici che organizzativi, rivolti alle diverse figure professionali coinvolte.
Considerata l’esperienza maturata sui temi della donazione dall’équipe dell’Unità Operativa Anestesia-Rianimazione dell’Ospedale Bufalini di Cesena diretta dal dottor Vanni Agnoletti – sia per l’assistenza alla grave insufficienza respiratoria che per il prelievo multi-organo a cuore fermo – si è deciso che sarà questo Centro a fungere da promotore per l’estensione del programma in altre Aziende dell’Emilia Romagna.

Donatori, trapianti, liste d’attesa. I dati al 15 dicembre 2017

Il numero dei donatori utilizzati è cresciuto progressivamente negli ultimi anni: erano 99 nel 2014, sono stati 118 nel 2015. Per quanto riguarda il 2016, hanno raggiunto quota 135 al 15 dicembre; quest’anno, sempre al 15 dicembre, erano 118. Una leggera flessione, che si spiega con l’innalzamento dell’età media dei donatori, compresa tra i 63 e i 64 anni, e la conseguente qualità degli organi donati. Ciò incide sul calo rilevato nei trapianti tra il 2016 (367 effettuati tra Bologna, Modena e Parma) e il 2017 (328), sempre al 15 dicembre, e sul numero totale degli organi trapiantati: 396 lo scorso anno, 360 quest’anno.

“Sono fortemente convinta che la rete regionale donativo/trapiantologica saprà affrontare la sfida del ‘cuore fermo’ con lo stesso impegno e successo sempre dimostrato- è il commento di Gabriela Sangiorgi, responsabile Crt dell’Emilia-Romagna-. Non mancano la professionalità, le competenze tecniche e scientifiche e soprattutto l’entusiasmo. Credo che in tempi brevi assisteremo all’espansione del programma in molte Aziende dell’Emilia Romagna”.
Le opposizioni dei parenti alla donazione, al momento della richiesta dei medici, sono passate dal 30,1% del 2014 al 27,6% del 2015 e al 26% dell’anno scorso (il dato 2016 è riferito al 15 dicembre). Nel 2017, sempre al 15 dicembre, il valore risulta essere del 28,3%. È fondamentale quindi proseguire nello sforzo di sensibilizzazione della popolazione alla donazione anche a fronte del numero delle persone in lista d’attesa per un trapianto in Emilia-Romagna che attualmente è di 1.163. Per quanto riguarda le dichiarazioni di volontà di donazione degli organi registrate ad oggi presso gli uffici anagrafe da parte dei cittadini emiliano-romagnoli, sono 149.448 totali, con il 90,8% di consensi e il 9,2% di opposizioni.

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Pubblicato il 21/12/2017 — ultima modifica 21/12/2017

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