Altri 12 milioni di euro dalla Regione per il personale, si punta su innovazione e formazione

Siglato un nuovo accordo con Cgil, Cisl, Uil Emilia-Romagna, Confederali e Funzione Pubblica

 Risorse per l'attività didattica, incentivi per la progettazione e i servizi di fornitura, interventi di sostegno ai dipendenti, a partire da chi svolge il ruolo di caregiver. In arrivo anche la sperimentazione del "lavoro agile" (smart working). I contenuti dell'intesa illustrati oggi in Regione

Bologna - La Regione Emilia-Romagna continua a investire nel personale della sanità, puntando su formazione, innovazione e sostegno ai dipendenti con 12 milioni di euro destinati al comparto.

Cinque milioni di euro l’anno, già a partire dal prossimo, per favorire la partecipazione all’attività didattica dei corsi di laurea di primo livello, abilitanti delle professioni sanitarie; almeno 3 milioni di incentivi per chi, nel settore, si occupa di attività di progettazione e servizi di fornitura (gare d’appalto, acquisti); altri 4 milioni per interventi di sostegno ai dipendenti del Servizio sanitario regionale, a partire da chi svolge il ruolo di caregiver.

È quanto prevede l’Accordo firmato in questi giorni dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dall’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e da Cgil, Cisl, Uil Emilia-Romagna, Confederali e Funzione Pubblica, che è stato presentato oggi alla stampa in viale Aldo Moro.

“La sigla di quest’Accordo- sottolineano Bonaccini e Venturi- segna il punto d’arrivo di un confronto con le organizzazioni sindacali, avviato nella cornice del Patto per il lavoro, sulle politiche di innovazione e qualificazione del nostro sistema sanitario, con particolare attenzione a misure e strumenti di valorizzazione del personale del comparto. Dopo le intese raggiunte per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e le stabilizzazioni, a cui in questi anni abbiamo destinato complessivamente 24milioni di euro, ora investiamo risorse per alzare ancora di più, attraverso le persone che vi lavorano quotidianamente, la qualità del nostro Servizio sanitario pubblico”.

“Certo- aggiungono presidente e assessore- i numeri sono rilevanti e importati, perché 13.000 assunzioni in meno di quattro anni e un turnover che nel 2019 raggiunge il 200% sono cifre che parlano da sole, ma ciò che ci soddisfa è anche il confronto costruttivo portato avanti con le organizzazioni sindacali, che ci ha permesso di realizzare concretamente gli obiettivi che ci eravamo posti a inizio mandato. A partire dagli investimenti sul personale e sull’edilizia sanitaria, per arrivare all’abbattimento delle liste d’attesa e, da gennaio di quest’anno, all’eliminazione del superticket su visite ed esami”.

L’Accordo, in sintesi

I firmatari hanno concordato sull’opportunità di sostenere ulteriormente la partecipazione – sperimentazione, questa, avviata nel 2017 – del personale delle Aziende sanitarie all’attività didattica dei corsi di laurea di primo livello abilitanti delle professioni sanitarie. A questo scopo, la Regione destinerà, a partire dal 2020, 5 milioni di euro l’anno, attraverso un adeguamento del fondo destinato.

Le Aziende – altro punto dell’intesa – dovranno attivare i percorsi necessari per far confluire sui fondi contrattuali le risorse per l’incentivazione di attività di progettazione e servizi di fornitura: a questa voce la Regione s’impegna a destinare almeno 3 milioni di euro.

Ancora, un impegno di almeno 4 milioni di euro per la promozione di politiche regionali per i dipendenti delle Aziende sanitarie, con particolare riferimento ad alcune azioni prioritarie: il sostegno ai caregiver, ovvero le persone che si prendono cura di familiari non autosufficienti; la promozione di iniziative e azioni positive in linea con il raggiungimento degli obiettivi posti dall’attuale normativa a sostegno della maternità e delle cure parentali; lo sviluppo di azioni dirette al miglioramento della qualità del lavoro e del benessere organizzativo, anche in riferimento alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e al “lavoro agile” (smart working). Proprio a questo proposito, i firmatari hanno convenuto di introdurre, in via sperimentale e per la durata di 24 mesi, lo strumento del lavoro agile all’interno delle Aziende del Servizio sanitario regionale per un contingente di almeno 350 unità.

È stata condivisa la necessità di mantenere le politiche di stabilizzazione del personale attraverso la previsione di una riserva, come previsto peraltro dalla normativa, per coloro che hanno 3 anni di anzianità al momento della data di emanazione del bando. Sono stati individuati, inoltre, alcuni temi su cui continuare a lavorare, in un’ottica di sviluppo e valorizzazione professionale degli operatori: la copertura del turn-over di tutti i ruoli, pari ad almeno il 100% del personale cessato, e le progressioni tra le categorie di inquadramento del personale del comparto sanità, sviluppando pienamente le quote di riserva.

Più personale in sanità: 13mila assunzioni nel periodo 2016 - settembre 2019

Tredicimila assunzioni a tempo indeterminato, di cui oltre 4.000 stabilizzazioni, nel periodo 2016 - settembre 2019 all’interno del Servizio sanitario regionale. Un risultato reso possibile grazie a un investimento della Regione di 24 milioni di euro,che ha garantito una copertura del turnover, nel 2019, del 200%. Una percentuale unica in Italia.

Dei 13mila assunti, 9.900 sono personale del comparto (dunque infermieri, operatori sociosanitari, ostetriche, tecnici di radiologia, fisioterapisti, personale sanitario tecnico/amministrativo); 3.100 sono dirigenti (medici, farmacisti, veterinari).

La copertura del turnover complessiva nel periodo considerato (2016 - settembre 2019) è stata del 125%, di cui 150% per gli infermieri (ne escono 2, ne vengono assunti 3 a tempo indeterminato) e 130% per i medici (ne escono 4 e ne vengono assunti 5 a tempo indeterminato). La copertura del turnover per il 2019 è del 200%.

Tra gli effetti del massiccio piano di assunzioni, c’è l’abbassamento dell’età media del personale medico: dei 13mila assunti a tempo indeterminato, al momento dell’assunzione 9.200 avevano meno di 40 anni e 3.700 meno di 30 anni. Calcolando l’età media degli assunti a tempo indeterminato il risultato è di 35 anni, di cui 38 per i medici e 31 per gli infermieri.

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Pubblicato il 26/11/2019 — ultima modifica 26/11/2019
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