Il Fondo regionale per la non autosufficienza: il punto su risorse e servizi a 7 anni dall'avvio

Istituito per finanziare servizi dedicati a persone non autosufficienti e a persone con gravi disabilità, avviato concretamente nel 2007, il Fondo entra quest’ anno nel suo settimo anno di vita. Si tratta di un esperimento che per mole di risorse impiegate, rete di servizi messi in campo, professionalità coinvolte ed esperienze acquisite, costituisce probabilmente un caso unico in Italia. In questa pagina un approfondimento con il dettaglio dei servizi messi in campo.

Bologna, 15 aprile 2013 - Il Fondo regionale per la non autosufficienza, istituito da un articolo della legge regionale n. 27 del 2004 per finanziare servizi dedicati a persone non autosufficienti e a persone con gravi disabilità, avviato concretamente nel 2007 entra quest’ anno nel suo settimo anno di vita. Si tratta di un esperimento che per mole di risorse impiegate, rete di servizi messi in campo, professionalità coinvolte ed esperienze acquisite, costituisce probabilmente un caso unico in Italia.

Nel 2007, la Giunta regionale di Vasco Errani, con lo sblocco nazionale delle addizionali fiscali che diventano, in parte, regionali, ha avuto maggiori spazi di manovra finanziaria destinando così al fondo gran parte di quegli introiti fiscali.
La decisione della Giunta di stanziare risorse aggiuntive ha trovato costante applicazione negli anni successivi fino a raggiungere un picco nel 2011 con 151 milioni per coprire il contemporaneo azzeramento del Fondo nazionale per la non autosufficienza. Nell’arco di sei anni (2007-2012) la Giunta regionale ha scelto di investire risorse ("aggiuntive", quindi da sommare alle risorse che provengono dal Fondo sanitario nazionale) pari a 721 milioni di euro. Se a questa cifra si sommano i 120 previsti come ipotesi di finanziamento per il 2013, si tocca la quota di 841 milioni di risorse aggiuntive.
Quello che però rende l’esperienza dell’Emilia-Romagna un caso unico in Italia non è solo l’impegno economico che ha caratterizzato il fondo negli anni passati, ma anche e soprattutto la rete dei servizi messa in campo per rispondere alle diverse tipologie dei bisogni con l’obiettivo prioritario, laddove possibile, di tenere l’anziano al proprio domicilio.

La rete su cui si sono basati gli interventi è composta per così dire da una rete classica di strutture residenziali e semiresidenziali per anziani e disabili sia dai servizi per l’assistenza domiciliare compreso l’assegno di cura per entrambe le tipologie di beneficiari. Una rete che possiamo definire ‘storica’ che si è andata consolidando negli anni, ampliandone i beneficiari per rispondere alla necessità di interventi socio-sanitari complessi e continuativi. Su questa rete si è poi innestata una rete di servizi innovativi, a più bassa soglia di intervento (accoglienza temporanea di sollievo, assistenti familiari, programmi di contrasto all’isolamento, servizi di telesoccorso e teleassistenza) a supporto delle famiglie per ridurre il carico assistenziale a domicilio. Nel complesso si è puntato dunque  a mettere al centro la persona prendendo in considerazione non solo la patologia, ma la condizione complessiva del bisogno dell’individuo e di chi se ne prende cura.

Di seguito un approfondimento su questo tema, con il dettaglio dei servizi messi in campo:

Il Fondo regionale per la non autosufficienza 2007-2013: le risorse e la rete dei servizi

Tabelle: risorse assegnate anni 2007-2013

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Pubblicato il 15/04/2013 — ultima modifica 22/04/2013
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