La salute dei migranti in Emilia-Romagna

Giovani e generalmente più sani degli italiani. Così sono le donne e gli uomini immigrati, nella fotografia che emerge dal primo rapporto regionale che ne approfondisce i bisogni di salute e l'utilizzo dei servizi sanitari. Il rapporto è stato curato dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale e deriva da un progetto sostenuto dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Bologna, 28 ottobre 2011 – Sono giovani e generalmente più sani degli italiani le donne e gli uomini immigrati che vivono in Emilia-Romagna. Dai dati raccolti nel primo rapporto regionale “La salute della popolazione immigrata” emergono meno ricoveri in ospedale e più accessi al Pronto soccorso; inoltre i Consultori familiari sono il principale riferimento per l’assistenza in gravidanza e il numero dei parti è complessivamente più che raddoppiato in sette anni, con un minor ricorso al parto cesareo. I dati Inail confermano un rischio maggiore di infortuni sul lavoro.

Il rapporto, presentato nei giorni scorsi a Reggio Emilia, durante il convegno “Dai dati alle politiche: la salute degli immigrati”, è stato curato dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale e scaturisce da un progetto sostenuto dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, organismo di coordinamento tra il Ministero della salute e le Regioni sui temi della prevenzione e della sorveglianza sanitaria.

I temi affrontati sono: i bisogni di salute e l'utilizzo dei servizi sanitari da parte della popolazione immigrata in Emilia-Romagna. L’obiettivo: fornire informazioni utili per orientare politiche e azioni nella programmazione dell’assistenza, non solo sanitaria.

I dati sono tratti da schede di dimissione ospedaliera, certificati di assistenza al parto, registro di mortalità, flussi Inail infortuni sul lavoro, sistema informatico malattie infettive.

La struttura è articolata in 4 parti: la prima fornisce un inquadramento generale su demografia, politiche nazionali e regionali in materia di immigrazione e caratteristiche socio-sanitarie dei Paesi d’origine; la seconda presenta una panoramica generale sulla domanda di salute dei cittadini migranti e sul loro utilizzo dei ricoveri in ospedale; la terza approfondisce alcuni aspetti critici della salute dei migranti (area materno-infantile, infortuni sul lavoro, malattie infettive); la quarta parte offre una panoramica delle realtà provinciali, con alcuni approfondimenti su temi spefici (l’accesso al Pronto soccorso di Reggio Emilia, l’esperienza di un’associazione di Bologna che fornisce assistenza sanitaria ai migranti senza permesso di soggiorno).

I dati del rapporto

I dati presi in esame sono relativi al 2009, anno in cui i cittadini stranieri erano il 10,5 % della popolazione regionale (462.840 persone) e in cui i bambini nati da mamme straniere sono stati il 27,9% del totale. L’età media della popolazione straniera è di 31 anni (rispetto ai 45 anni della popolazione nel suo complesso). La quota di bambini e adolescenti sta crescendo, ma si registrano incrementi significativi anche in età più avanzate (tra i 45 e i 64 anni).

Rispetto agli italiani, i cittadini migranti ricorrono in misura minore ai ricoveri in ospedale. La quota di ricoveri è comunque aumentata negli ultimi anni ed è passata al 7,4% nel 2009 dal 3,1% nel 2002, restando peraltro inferiore rispetto al dato complessivo dei ricoveri sulla popolazione in generale.
La maggior parte dei ricoveri è di donne: il 70% del totale e prevalentemente in età fertile. Il ricorso all’ospedale è dovuto a gravidanza, parto, interruzioni volontarie di gravidanza o situazioni legate a peggiori condizioni sociali o di lavoro (malattie infettive, incidenti e traumi).

La maggiore frequenza, rispetto agli italiani, dei ricoveri nei reparti di urgenza - si osserva nel rapporto - può essere dovuto a una limitata conoscenza o a  uno scarso uso dei servizi territoriali e della medicina generale. Un fenomeno più evidente negli immigrati non residenti. Per cui, “il Pronto soccorso diventa la principale porta di accesso alle cure di cui hanno bisogno e all’assistenza di cui hanno diritto”.

Per quanto riguarda l’area materno-infantile, il numero dei parti è più che raddoppiato tra il 2002 e il 2009. Un minore utilizzo del taglio cesareo può essere spiegato con motivi anagrafici (il parto è mediamente anticipato di cinque anni, rispetto alle donne italiane) e da fattori culturali che talvolta possono essere “una sorta di protezione contro la forte medicalizzazione del parto in Italia”.
Per l’assistenza in gravidanza le donne migranti si rivolgono prevalentemente ai Consultori familiari, dove trovano pratiche assistenziali in grado di rispondere ai loro bisogni (anche grazie alle strategie di mediazione culturale).

Un tema centrale è la sicurezza sul lavoro. Dai dati Inail del 2007 emerge come il rischio di infortunio per i lavoratori immigrati sia più alto rispetto agli italiani: complessivamente 43 per 1.000 addetti, contro 33,9. Il dato è peraltro sottostimato perché riguarda solo i lavoratori regolari e non tiene conto del lavoro nero e della conseguente minore denuncia degli infortuni, specie nell’edilizia.

L’informazione e la prevenzione emergono a proposito di un altro tema rilevante quale è la sorveglianza delle malattie infettive, dovendo fare i conti con barriere linguistiche e culturali e con diseguaglianze socio-economiche.


Il file del rapporto sarà scaricabile a breve nel sito dell’Agenzia sanitaria e sociale:

Agenzia sanitaria e sociale regionale

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Pubblicato il 28/10/2011 — ultima modifica 02/11/2011
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