Screening

Il programma regionale

La Regione Emilia-Romagna, sin dal 1996 ha promosso il programma di screening gratuito per la prevenzione dei tumori  del collo dell’utero e per la diagnosi precoce dei tumori  della mammella, attraverso controlli programmati alle donne, residenti o domiciliate, nelle fasce d’età in cui il rischio di ammalarsi di questi tumori e contemporaneamente l’efficacia  della diagnosi precoce e delle cure adeguate sono maggiori.

Il programma di screening propone: 

  • il Pap-test, ogni tre anni, a tutte le donne dai 25 ai 29 anni,  e l’ HPV test ogni 5 anni dai 30 ai 64anni, per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell'utero.  
  • la mammografia annuale a  tutte le donne dai 45 ai 49 anni e biennale dai 50 ai 74 anni per la diagnosi precoce dei tumori della mammella.

In tutta la regione i 2 programmi di screening  coinvolgono attualmente circa 1.500.000 donne. Il dato comprende le donne invitate a eseguire il Pap-test o HPV test (pari al 55% della intera popolazione femminile) e le donne invitate a eseguire la mammografia (il 35% circa dell'intera popolazione femminile).

L'invito ad effettuare il test arriva a tutte le donne nelle fasce di età interessate con una lettera a domicilio dell'Azienda Usl di residenza. A partire dal 2010, lo screening mammografico, secondo le nuove indicazioni scientifiche nazionali, è stato esteso alle donne in fascia di età 45-49 anni e 70-74 anni.

La gratuità e l’offerta attiva favoriscono l'equità di accesso a tutte le donne interessate, residenti e domiciliate, senza distinzione alcuna di razza, religione o appartenenza a strato sociale e costituiscono un riconoscimento del valore e del significato sociale dello screening.

Il modello organizzativo, i controlli di qualità, l'attenzione alla comunicazione con le interessate

Nel Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna il modello organizzativo degli screening è basato su una rete di servizi gestita in modo integrato da ciascuna Azienda USL, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di riferimento (in Emilia-Romagna ci sono 8 Aziende USL, 4 Aziende Ospedaliero-Universitarie, 1 Azienda Ospedaliera), coordinata a livello regionale.

Il programma si caratterizza per la costituzione di un percorso diagnostico-terapeutico integrato, totalmente gratuito, che accompagna la donna dall’effettuazione del test di screening fino agli eventuali approfondimenti e, se necessario, ai successivi trattamenti di cura e follow-up.
Fin dall’impostazione dei programmi di screening è stata organizzata una intensa attività di supporto e sviluppo all’intera gestione dei percorsi, coordinata a livello regionale, comprendente: piani di formazione e aggiornamento, la costituzione di specifici gruppi di lavoro, un sistema per il monitoraggio dei risultati e della qualità raggiunti attraverso indicatori e standard di riferimento riconosciuti, la definizione e la promozione di progetti di ricerca, il coinvolgimento dei Registri tumori di popolazione e di patologia operanti sul territorio della Regione  per le necessarie valutazioni di impatto dei programmi stessi sulla salute della popolazione femminile emiliano-romagnola.

Lo screening è offerto a una popolazione femminile composita per valori, cultura e interessi; di ciò bisogna tenere conto nella relazione che si va a costruire con le donne interessate. Secondo le indicazioni regionali, sono quindi assicurati  in tutte le fasi l’informazione, l’azione di supporto e la massima riservatezza.

La partecipazione agli screening da parte delle donne è l’esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza e l’informazione fornita deve essere veritiera, basata sui dati scientifici disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato. Il messaggio da trasmettere deve sottolineare i benefici che ogni donna può attendersi, ma anche i possibili problemi che possono essere collegati con i test, secondo le caratteristiche conosciute per ogni tipo di screening. In generale, le donne devono essere consapevoli che vi è la possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti, talora di tipo invasivo. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra due test successivi di screening (casi di intervallo) e, quindi, l’esigenza di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo, infatti la mammografia di screening riesce a individuare il 75-80% dei tumori eventualmente presenti, inclusi quelli molto piccoli.

L’informazione deve anche tenere conto della possibilità che in alcune situazioni il test porti a identificare forme tumorali a bassa potenzialità evolutiva, che avrebbero potuto regredire spontaneamente o che sarebbero potute rimanere silenti. Il messaggio in questi casi, oltre a sottolineare i benefici del programma per la salute delle donne, dovrà far presente la possibilità di un sovratrattamento, con i disagi che ciò può comportare. Il programma di screening, infatti, va considerato sotto due aspetti fondamentali: un’azione di sanità pubblica che ha come obiettivo il miglioramento della salute della comunità, un intervento individuale che, se pur nella grande maggioranza dei casi è favorevole per la salute della persona, in qualche caso può comportare risultati non attesi per la donna.

I benefici sono la possibilità di individuare tumori in fase precoce, prima che diventino sintomatici, e di intervenire con maggiore efficacia e minore invasività delle cure. Conseguentemente eseguire regolarmente la mammografia riduce molto, ma non annulla, il rischio di una successiva diagnosi di tumore della mammella in fase avanzata. I dati scientifici confermano l’efficacia dello screening mammografico: in Emilia-Romagna partecipare al programma riduce la mortalità per questo tumore del 56%.

L’alta qualità assicurata e verificata in ogni fase del programma permette che siano contenuti il più possibile il numero di "falsi positivi" (risposte preoccupanti che si rivelano inesatte) e di "falsi negativi" (risultati rassicuranti che si rivelano ingannevoli). La qualità delle diverse attività e i benefici ottenuti negli screening attivi in Emilia-Romagna viene valutata sia dal livello regionale che da quello nazionale (Osservatorio Nazionale Screening del Centro coordinamento e prevenzione malattie del Ministero della Salute): il confronto sui risultati ottenuti pone la Regione ai primi posti per la qualità dei programmi e dunque rassicura e sostiene nell’impegno intrapreso.

I provvedimenti normativi in materia di screening, l'avvio del programma in Emilia-Romagna, lo sviluppo a livello nazionale, le indicazioni per l'allargamento dello screening mammografico ad altre fasce di età

La Regione Emilia-Romagna fin dall’inizio degli anni ’90, sulla base delle considerazioni della comunità scientifica nazionale e internazionale ha promosso lo screening per queste patologie oncologiche femminili, avviato poi a regime in tutte le Aziende sanitarie negli anni 1996 – 1997. A livello nazionale il Piano sanitario 1998 – 2000 ha sottolineato la necessità di estendere a tutto il territorio nazionale gli screening per i quali vi era già allora evidenza di efficacia nel modificare la storia naturale della malattia (cioè la capacità di ridurre la mortalità attribuibile alle patologie cui i programmi sono mirati), tra i quali erano inseriti i programmi di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella e del collo dell’utero.
Il 2001 ha visto sia l’accordo Stato-Regioni sulle linee-guida riguardanti la prevenzione, la diagnosi e l’assistenza in oncologia, contenenti indicazioni per gli screening, sia l’emanazione del DPCM 29 novembre 2001 n. 26 che definisce i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tra i quali rientrano i programmi di screening organizzati di popolazione per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, della mammella e del collo dell’utero; ciò ha reso questi programmi un diritto per le donne e i cittadini interessati. Anche a livello europeo sono state fornite indicazioni agli Stati membri: il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una raccomandazione sugli screening dei tumori a fine 2003.
Un ulteriore passo verso l’offerta in tutto il territorio nazionale del pap-test e della mammografia di screening (fino al 2003 veniva invitata solo poco più della metà della popolazione femminile) è stato possibile a seguito della L. 138/2004 e soprattutto all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 sul Piano nazionale della prevenzione, nel quale è richiesto alle singole Regioni di predisporre Piani regionali della prevenzione che contengano precise indicazioni sui programmi di screening.
Nel 2006 infine il GISMa (Gruppo Italiano per lo screening mammografico) ha pubblicato un documento di consenso nel quale si mettevano in luce le nuove evidenze scientifiche riguardo all’estensione del programma di screening mammografico alle  fasce di età 45-49 anni e 70-74 anni. Il Piano nazionale della Prevenzione 2010-2012 riprende le conclusioni del documento di consenso invitando a prendere in considerazione l’allargamento delle fasce di età di screening, la Regione Emilia-Romagna ha per prima aderito alle indicazioni, a partire già  dal 2010.
Il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008, al capitolo 5.2 ribadisce la necessità di ottenere una copertura nazionale totale nell’esecuzione dei programmi di screening oncologici.  
Più recentemente il Piano nazionale della Prevenzione 2014-2018 prevede tra gli obiettivi l’aumento dell’estensione nazionale dei programmi di screening e dei soggetti a rischio sottoposti a screening oncologico, l’introduzione dell’HPV test nello screening della cervice uterina, e l’identificazione dei soggetti a rischio eredo-familiare per tumore della mammella tramite la definizione di percorsi specifici, integrati con i programmi di screening. Obiettivi tutti già realizzati nella Regione Emilia-Romagna.

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Pubblicato il 20/02/2016 — ultima modifica 26/04/2016

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