Screening

I risultati

I risultati relativi agli indicatori per lo screening dei tumori del collo dell'utero e della mammella al 31/12/2015 sono riportati nel volume della collana regionale Contributi n.99 del 2018 "I programmi di screening oncologici della Regione Emilia-Romagna  - I dati dei seminari regionali 2017" - Bologna, 2018. Nel volume sono analizzati i trend temporali e gli indicatori regionali posti a confronto con quelli nazionali, inoltre, sono riportati altri studi e approfondimenti sui percorsi e sulla qualità del programma.

In Emilia-Romagna partecipare al programma di screening effettuando la mammografia riduce del 56% il rischio di mortalità per i tumori della mammella (50-69 anni), un risultato superiore alla media nazionale che è il 50%. E’ quanto emerge da uno studio* sull’efficacia dei programmi di screening in Italia, promosso dall’Associazione italiana registri tumori (Airtum) in tutti i territori dove sono presenti sia un Registro tumori che un programma organizzato di screening.

L’andamento degli inviti e l’adesione fino a dicembre 2017 possono essere consultati nella sezione “Inviti e adesioni al programma”, mentre i risultati dello screening in termini di indicatori di qualità e di efficacia con l’aggiornamento a tutto il 2016, tratti dai dati inviati all’Osservatorio Nazionale Screening, possono così essere riassunti:

 

Programma di screening per la diagnosi precoce dei tumori della mammella

Poiché l’Emilia-Romagna è l’unica regione italiana che ha esteso fin dal 2010 l’invito allo screening alle donne di 45-49 anni e di 70-74 anni, i risultati sono presentati separatamente per le donne di 50-69 anni, l’unica fascia di età per la quale è possibile il confronto con il dato nazionale. Nel corso del 2016 sono state invitate in Emilia-Romagna oltre 280.000 donne di 50-69 anni, corrispondenti al 100% di quelle da invitare nell’anno (Italia 81%); la risposta all’invito è stata del 76% (Italia 59%).

Per quanto riguarda il gruppo più numeroso, cioè le donne di età 50-69 anni che nell’anno 2016 hanno partecipato allo screening, i risultati sono visualizzati nella figura sottostante:

 

Gli accertamenti diagnostici sulle donne richiamate sono stati di tipo non invasivo (es. ecografia, ingrandimento mammografico) nel 71%, mentre le altre hanno eseguito esame citologico o microbiopsia. Tra le donne che hanno già partecipato almeno una volta al programma di screening, la percentuale di donne richiamate per accertamenti è stata il 4.2 (Italia 4.8). In Emilia-Romagna sono stati individuati tumori in 5.5 donne ogni mille esaminate che corrisponde a una diagnosi ogni 183.

Fra le donne di 45-49anni che nel 2016 sono state invitate ad eseguire la mammografia nel programma di screening, l’adesione è stata del 75%, corrispondente a oltre 110.000 donne. Tra le 7.940 richiamate per accertamenti (7%), sono state identificate 302 neoplasie maligne e 98 benigne. 80% degli accertamenti sono stati di tipo non invasivo e tra le inviate a intervento chirurgico, la chirurgia conservativa è stata applicata nel 75% dei tumori invasivi.

Tra tutti i 302 tumori mammari individuati, 71% erano in stadio precoce. Nel particolare dopo la prima mammografia, i tumori individuati in stadio avanzato sono diagnosticati solo in una donna ogni 1278 che partecipano allo screening.

Le donne di 70-74 anni che hanno eseguito la mammografia in screening nel 2016, sono oltre 35.000. Tra queste, 1.540 (4.1%) sono state richiamate per approfondimenti. Tra le donne inviate a intervento chirurgico sono stati individuati 330 tumori maligni e 19 lesioni benigne. Per 265 donne (80%) il tumore diagnosticato era in stadio precoce, per 65 in stadio avanzato.

La criticità maggiore del programma riguarda i tempi di attesa: se per l’invio del referto negativo e per l’esecuzione dell’approfondimento sono in difficoltà solo alcune Ausl, i tempi complessivi dalla mammografia all’intervento chirurgico non rientrano negli standard in quasi su tutta la regione. 

 

*British Journal of Cancer (2008) 99, 423 – 427 D Puliti, G Miccinesi, al. the IMPACT Working Group
Effectiveness of service screening: a case–control study to assess

 

Programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero

I risultati sono relativi all’anno 2016 e alle donne di 25-64 anni che hanno partecipato allo screening.

L’adesione all’invito è risultata del 59%, con una media nazionale del 40%.

Sono state oltre 210.000 le donne che hanno eseguito il pap-test o l’HPV test in ambito di screening e di queste il 3.4% è stata inviata ad approfondimento tramite colposcopia per pap-test anormale e il 2.1% per HPV positivo associato a pap test anormale. La maggior parte dei pap-test “positivi” non sono per anormalità di alto grado, questi infatti sono meno del 20% e sono circa il 10% dei pap test positivi in donne HPV+.  L’adesione all’esame colposcopico è stata del 94% (a livello nazionale 85%).

Il 2016 rappresenta il primo anno di transizione da pap test ad HPV test per le donne di 50-64 anni, in generale tra le donne che hanno partecipato allo screening 142.000 hanno eseguito il pap test come tradizionalmente, mentre 71.000 hanno eseguito HPV test primario con lettura del pap test solo in caso di positività al papilloma virus ad alto rischio.

Tra le donne che hanno eseguito il pap test, 4.315 hanno eseguito anche la colposcopia, il 15% (665) risulta avere una effettiva lesione istologica di interesse (CIN2 o più), sono comunque nella quasi totalità lesioni precancerose ben curabili. La probabilità di avere una lesione è più elevata per le donne che sono al loro primo pap-test nel programma (7.3 ogni mille), rispetto a quelle che ne hanno già eseguito almeno uno (3.9 ogni mille). Proprio perché la maggior parte delle donne esegue regolarmente il pap-test, le lesioni identificate sono ora soprattutto nelle donne delle prime fasce di età, ma si tratta appunto di lesione precancerose (CIN), che, specialmente nelle donne giovani, possono regredire spontaneamente. Nel 2016, infatti, i tumori invasivi del collo dell’utero identificati con lo screening tramite pap test sono stati solo 31, che significa circa una diagnosi ogni 6.400 donne che hanno eseguito il pap-test e di questi oltre il 40% era microinvasivo. Sono state invece identificate 643 donne con lesioni precancerose.

Per quanto riguarda i tempi di attesa, l’invio della risposta negativa è entro 30 giorni per la maggior parte dei programmi, i tempi invece per l’esecuzione della colposcopia sono entro gli standard (8 settimane), per circa l'80% degli esami. 

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Pubblicato il 19/06/2018 — ultima modifica 29/06/2018

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