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Il Piano sociale e sanitario: la programmazione

Verso il nuovo Piano sociale e sanitario regionale: politiche sempre più integrate e trasversali per rispondere ai bisogni attuali

E’ in corso (settembre 2016) il confronto che porterà a definire il nuovo Piano sociale e sanitario della Regione Emilia-Romagna, il secondo costruito in integrazione tra le politiche della salute e le politiche sociali. Il precedente Piano risale al 2008 ed era stato prorogato con piccole modifiche nel 2013.
Per il nuovo documento di programmazione si è partiti da una analisi delle mutate condizioni socioeconomiche e demografiche avvenute nel nostro territorio (invecchiamento della popolazione con conseguente incremento della fragilità sociosanitaria e della cronicità, riduzione della natalità, impoverimento delle famiglie numerose, perdurare della crisi economica), individuando la necessità, per far fronte a queste sfide, di incrementare le politiche integrate e trasversali, che tengano in rete servizi e comunità nel suo complesso.

Il lavoro di costruzione del Piano parte quindi dalla definizione di politiche trasversali prioritarie, sulla base delle quali verranno delineati gli obiettivi e le azioni da portare avanti. Si è scelto di lavorare su queste aree:

  • politiche per la domiciliarità e la prossimità (medicina di iniziativa, continuità ospedale-territorio, Case della Salute)

accogliere e accompagnare le persone nel loro contesto di vita, nelle loro scelte e capacità

  • politiche per la riduzione delle diseguaglianze

nell’accogliere, considerare le differenze e fare uso di leve diverse per realizzare equità

  • politiche per la prevenzione e la promozione del benessere sociale e della salute

aumentare il controllo delle persone sulla propria salute e sulla propria qualità di vita

  • politiche per l’integrazione sociolavorativa

il lavoro come opportunità di autonomia e di cittadinanza

  • politiche per la partecipazione e la responsabilizzazione dei cittadini

l’esercizio della responsabilità e l'empowerment come nodi del welfare comunitario

  • politiche per la qualificazione dei servizi

insieme di interventi e azioni per valutare e innovare il sistema della governance, organizzativo e professionale dei servizi.

Esempi di obiettivi e azioni conseguenti: attivare percorsi e servizi per far rimanere le persone nell’ambiente originario di vita: non solo la casa, ma il contesto quotidiano fatto di spazi, di tempi, di relazioni e di conoscenze; rafforzare gli interventi di prevenzione e di promozione del benessere sociale e della salute; integrare le politiche sociali e sanitarie con quelle educative, della formazione, del lavoro e abitative.
E, ancora, adeguare il sistema dei servizi in modo tale da rendere più fluido il sistema delle prestazioni sanitarie ai cittadini, con particolare attenzione al tema della riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per i ricoveri programmati.

Lo strumento della partecipazione

La metodologia utilizzata in questa prima fase di elaborazione è stata quella di un percorso partecipato, che ha visto confrontarsi in diverse sedi persone, provenienti dalle istituzioni ma soprattutto dal mondo del terzo settore, del volontariato, dell’associazionismo, dell’automutuoaiuto tra pazienti e famigliari, delle imprese sociali, dei professionisti della sanità e del sociale, dei sindacati. Il confronto è avvenuto con metodologie innovative che consentono ad ognuno di portare il proprio contributo.

Una volta messo a punto il Piano nella sua versione definitiva verrà avviato l’iter formale di approvazione.


Di seguito il comunicato stampa del 22 settembre 2016 dell'Agenzia di informazione e comunicazione della Giunta regionale:


Il Piano sociale e sanitario attuale: un welfare di comunità per una società che cambia, con bisogni sempre più complessi

Il Piano sociale e sanitario porta a compimento un sistema integrato di servizi sociali, socio-sanitari e sanitari per la realizzazione di un welfare universalistico, equo, radicato nelle comunità locali e nella regione. Un processo avviato con le leggi regionali n. 2 del 2003 (legge quadro sui servizi sociali) e n. 29 del 2004 (legge di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale).
I mutamenti intervenuti nel quadro demografico e socioeconomico - invecchiamento della popolazione, aumento delle persone immigrate, contrazione e parallelo aumento dei nuclei familiari con esigua rete parentale, aumento delle forme di lavoro meno stabili e delle contraddizioni tra generazioni su lavoro e futuro - richiedono un significativo cambiamento delle politiche poiché i bisogni “della società che cambia”, sempre più articolati e complessi, non consentono risposte settoriali, alla malattia o al disagio sociale ad esempio, ma richiedono risposte unitarie che considerino la persona nella sua globalità, anche di relazione, che sappiano garantire assistenza senza soluzione di continuità.

L’obiettivo è lo sviluppo di una società solidale, in cui i diritti siano esigibili, in cui sia rafforzata quella coesione sociale che da sempre caratterizza la comunità regionale e che rappresenta un alto fattore di crescita e dunque di competitività.

Garantire risposte personalizzate, e nel contempo garantire equità d’accesso nei vari territori, è possibile in una logica di integrazione a tutti i livelli. Essa permette infatti lo sviluppo di reti assistenziali a cui partecipano servizi diversi e, al tempo stesso, permette di coinvolgere, valorizzando le singole autonomie, tutti i soggetti - Regione, Enti locali, Aziende sanitarie, terzo settore, privato profit, forze sociali - che a vario titolo sono chiamati a svolgere un ruolo per l’affermazione dei diritti di cittadinanza, contributo fondamentale per lo sviluppo di una società più coesa, civile e dinamica.

L’integrazione si sviluppa nella Conferenza territoriale sociale e sanitaria e nel Comitato di Distretto (organi di raccordo tra Enti locali e Aziende sanitarie per il governo, a livello locale, di funzioni e servizi sanitari e socio-sanitari), in forme associative tra Enti locali (per il governo e l’erogazione dei servizi sociali), in accordi gestionali tra Comuni e Aziende Usl (per la costituzione di nuovi Uffici di piano a supporto della programmazione ed erogazione di servizi in ambito distrettuale) e nella “cabina di regia”, istituita a livello regionale quale luogo di definizione e di concertazione delle politiche sociali e sanitarie (vi partecipano gli assessori regionali alle politiche per la salute e alle politiche sociali, i sindaci, i presidenti delle Conferenze territoriali sociali e sanitarie).
L’integrazione istituzionale si sviluppa inoltre con l’Università, essenziale per quanto riguarda la ricerca, la formazione e l’innovazione nei servizi, attraverso la Conferenza Regione-Università.

Il modello organizzativo del welfare è costituito da reti integrate di servizi: tra servizi ospedalieri, servizi sanitari, servizi socio-sanitari e servizi sociali del territorio. L’ambito distrettuale è la sede della integrazione.

La proroga del Piano nel 2013

Nel giugno del 2013 sono state approvate dall’Assemblea legislativa regionale le indicazioni attuative per il biennio 2013-2014 del Piano sociale e sanitario dell’Emilia-Romagna (delibera di Giunta regionale n. 284/2013).

Dgr 284/2013: “Indicazioni attuative del Piano sociale e sanitario regionale per il biennio 2013-2014. Programma annuale 2013: obiettivi e criteri generali di ripartizione del Fondo sociale ai sensi dell'art. 47, comma 3 della L.R. 2/2003”

La premessa è il sistema integrato di servizi sociali, socio-sanitari e sanitari individuato dal primo Piano sociale e sanitario 2008-2010, attraverso cui realizzare un nuovo welfare di comunità locale e regionale in grado di rispondere a bisogni sempre più complessi. Il Piano è ancora in applicazione e in tutta la Regione è attiva la programmazione a livello locale. Le Conferenze territoriali sociali e sanitarie hanno elaborato i Profili di comunità (lettura partecipata dei bisogni di salute e di benessere della popolazione) e i conseguenti Atti di indirizzo triennali. A livello locale sono stati definiti gli Accordi di programma per l´adozione dei Piani di zona per la salute e il benessere sociale e dei Piani attuativi.

Risultato di un ampio confronto con la società regionale, il Piano è stato approvato dall´Assemblea legislativa regionale il 22 maggio 2008 (delibera n. 175), su proposta della Giunta regionale (delibera n. 1448/2007). E' stato quindi pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 92 del 3 giugno 2008.

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Pubblicato il 26/09/2016 — ultima modifica 26/09/2016
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