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Da Casa della Salute a Casa della Comunità

Un modello organizzativo che la Regione Emilia-Romagna sta realizzando su tutto il territorio

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Rafforzare la sanità territoriale: questa è una delle lezioni fondamentali che la pandemia ci lascia in eredità. Una direzione verso cui la nostra Regione già da tempo ha concentrato i propri sforzi, al punto che proprio in Emilia-Romagna sono attive, da tempo, 128 Case della Salute su poco più di 500 presenti a livello nazionale. E l’obiettivo della Regione Emilia-Romagna è proseguire su questa strada, raggiungendo un totale di 170 Case attive entro il 2030.

Il PNRR con il passaggio da Casa della Salute a Casa della Comunità ci consente di migliorarne la qualità di tutti i servizi offerti promuovendo un approccio integrato e multidimensionale con il settore sociale.

La Casa della Comunità, quindi, è il modello organizzativo per l’assistenza di prossimità per la popolazione di riferimento, luogo fisico e di facile individuazione al quale i cittadini possono accedere per bisogni di assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale.

Nella Casa della Comunità lavorano in modalità integrata e multidisciplinare tutti i professionisti per la progettazione ed erogazione di interventi sanitari e di integrazione sociale, con la partecipazione della comunità locale nelle sue varie forme: associazioni di cittadini, pazienti, caregiver, volontariato.casa della comunità.png

Entro il 2030 queste strutture evolveranno per garantire in modo sempre più coordinato ai cittadini:

  • l’accesso unitario e integrato all’assistenza sanitaria, sociosanitaria e socioassistenziale
  • la prevenzione e promozione della salute
  • la presa in carico di persone con problemi di cronicità e di fragilità
  • la valutazione del bisogno della persona e l’accompagnamento alla risposta più appropriata
  • la risposta alla domanda di salute della popolazione e la garanzia della continuità dell’assistenza
  • l’attivazione di percorsi di cura multidisciplinari che prevedono l’integrazione tra servizi sanitari, ospedalieri e territoriali, e tra servizi sanitari e sociali

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La rete degli sportelli territoriali


Le indicazioni regionali: sempre più integrazione tra i professionisti e continuità dell'assistenza tra ospedale e comunità

Al termine di oltre un anno di confronti con medici, professionisti, operatori, enti locali, associazioni dei cittadini e sindacati, la Giunta regionale ha approvato linee guida sulla organizzazione delle Case della salute per garantire sempre più medicina di iniziativa, continuità dell’assistenza con l’ospedale e partecipazione della comunità, rafforzando le competenze dei cittadini e la promozione della salute.

Lo scopo è favorire l'integrazione e la condivisione di obiettivi tra tutti coloro che operano all'interno delle Case della salute (medici e pediatri di famiglia, dipartimenti territoriali e ospedalieri delle Aziende sanitarie, servizi sociali e la comunità).

La sfida consiste nel concretizzare il valore aggiunto delle Case della salute che sta  nell'integrazione tra tutti i protagonisti e nella condivisione di obiettivi e azioni tra  medici e pediatri di famiglia, dipartimenti territoriali e ospedalieri delle Aziende sanitarie, servizi sociali e la comunità.

Le Case della salute non sono più pensate a partire dai servizi, ma per aree integrate in modo che la presa in carico della persona avvenga coinvolgendo professionisti e servizi diversi. Un processo già in corso in molte realtà, ma non ancora uniforme in tutta la regione.

Le 6 aree integrate individuate: prevenzione e promozione della salute; popolazione con bisogni occasionali-episodici; benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni; prevenzione e presa in carico della cronicità; non autosufficienza; rete cure palliative. 


L’impatto delle Case della salute sul territorio nel decennio 2009-2019: i risultati dell'indagine condotta dall'Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale

L’indagine ha preso in esame le 88 strutture operative da almeno 9 mesi in Emilia-Romagna al 31 dicembre 2018 in comuni non capoluogo di provincia e 16 strutture in cinque città capoluogo: Parma, Reggio-Emilia, Bologna, Ferrara e Ravenna.

Lo studio evidenzia che dove c'è la Casa della salute si riducono del 16,1% gli accessi al Pronto soccorso per cause che non richiedono un intervento urgente, percentuale che sfiora il 25,7% quando il medico di medicina generale opera al loro interno. Inoltre, calano (-2,4%) i ricoveri ospedalieri per le patologie che possono essere curate a livello ambulatoriale, come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite batterica.
Non solo, perché nei territori serviti dalle Case della salute si è intensificata nel tempo (+9,5%) l’assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica che medica.

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CaSa Qualità: l'esperienza degli utenti

A settembre 2018 è partita l'indagine regionale "CaSa Qualità" con l'obiettivo di raccogliere il parere degli utenti rispetto ad alcune caratteristiche delle Case della salute e dei Poliambulatori - accessibilità, personale, ambienti, aspetti organizzativi - ai fini di fornire un servizio migliore.

Per approfondire


CaSaLAB - Laboratorio regionale per l’integrazione multiprofessionale

Per accompagnare l'implementazione della Delibera regionale sulle Case della salute (DGR 2128/2016), il Servizio Assistenza territoriale e l’Agenzia sanitaria e sociale hanno promosso e messo in campo un programma di formazione-intervento per favorire il lavoro di rete e di comunità, valorizzando le azioni già predisposte in alcune Aziende USL dell'Emilia-Romagna. La prima edizione del progetto si è svolta da aprile 2018 a maggio 2019 e ha coinvolto 17 Case della salute distribuite nelle tre Aree vaste della regione.

Per approfondire


 Video

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Tutti insieme si sta bene - Le case della salute


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