Assessorato alla Sanità: tutte prime visite ricalendarizzate, non è vero che vi siano state oltre 780mila rinunce alle cure in Emilia-Romagna
Dopo i dati diffusi dai consiglieri regionali di opposizione
28 aprile 2026 - In merito alle dichiarazioni di alcuni consiglieri regionali di centrodestra, l'assessorato alla Sanità precisa che il dato citato di 784.000 emiliano-romagnoli che avrebbero rinunciato alle visite nel pubblico in Emilia-Romagna non corrisponde al vero.
Nella risposta fornita alla richiesta di accesso agli atti presentata dalla consigliera Evangelisti si sottolinea, infatti, che 784.357 sono i rifiuti alle prime disponibilità offerte entro i tempi standard riguardo le prime visite di priorità D nel 2025. Ma tutte quelle prenotazioni sono state effettivamente calendarizzate attraverso nuove disponibilità aggiuntive alla prima proposta. Non si tratta, dunque, in alcun modo di rinunce definitive.
Così come non è corretto sostenere che il gettito dovuto all'entrata in vigore dei ticket sia inferiore rispetto a quanto previsto. Il dato dei 50 milioni di euro, infatti, si riferisce alla previsione su 12 mesi, ma essendo stati i ticket introdotti solo da maggio 2025, il gettito di 35 milioni di euro circa è perfettamente coerente con quanto atteso. Infine, occorre precisare che tutti i bilanci preventivi di qualsiasi azienda sanitaria regionale registrano l'andamento finanziario attuale, e in alcun modo dei deficit, nell'ambito di una spesa annuale programmata coperta dalle risorse già stanziate e che vedrà il 2026 chiudersi con il pareggio di bilancio delle aziende stesse. Si tratta di una normale prassi contabile, già illustrata dal presidente de Pascale e dall'assessore Fabi nella conferenza stampa di poche settimane fa e ribadita dalle singole aziende sanitarie.
L'Emilia-Romagna conferma il proprio impegno per la salvaguardia del diritto universale alla cura e del servizio sanitario pubblico, come pilastro fondante della nostra regione. Lo conferma il percorso di risanamento dei conti senza aver rinunciato ad alcun servizio essenziale e garantendo sempre uno standard di qualità ai vertici del Paese come riconosciuto dalle valutazioni dello stesso Ministero della Salute. Un adeguato finanziamento nazionale resta la strada per contrastare il fenomeno dell'abbandono delle cure, comune a tutto il Paese, all'abbattimento delle liste d'attesa e alla tutela di un diritto costizionale primario come quello alla salute.