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Peste suina africana

Peste Suina Africana

Che cos'è la peste suina africana?

Che cos'è la peste suina africana?

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale contagiosa che uccide suini e cinghiali, non si trasmette all’uomo.
Ad oggi non esistono vaccini, cure o trattamenti.
Può avere un effetto devastante per gli allevamenti suini e per gli animali selvatici.

Il controllo della malattia è un compito prioritario dei Servizi veterinari delle Aziende USL, ma ogni cittadino ha un ruolo importante nella prevenzione segnalando la presenza di carcasse di cinghiali o resti di ossa animali al numero unico regionale 051 6092124.
Attenzione! I rifiuti alimentari abbandonati nell’ambiente possono trasmettere la malattia agli animali sensibili.

Presenza in Italia

La malattia è stata introdotta in Italia a gennaio 2022 e si è diffusa quasi esclusivamente nelle popolazioni di cinghiali selvatici. Le regioni interessate dall’infezione sono Piemonte, Liguria e Lazio.

In precedenza era presente solo in Sardegna un virus della PSA molto diverso da quello entrato nel 2022, che non si è mai diffuso nel resto del paese. 

La situazione aggiornata della diffusione della malattia è disponibile sul sito Alimenti&Salute.

Trasmissione della malattia

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Il virus può diffondersi nelle popolazioni di cinghiali selvatici, tra i suini domestici o passare dai selvatici ai domestici.

In ogni caso, l’introduzione della malattia in un territorio, anche solo limitatamente ai cinghiali selvatici, comporta forti limitazioni alle movimentazioni di animali e prodotti per il rischio di passaggio ai domestici.

Si può diffondere:

  • -per contatto diretto nei territori confinanti
  • -tramite l’uomo con le calzature, i vestiti o le attrezzature
  • -attraverso gli alimenti contaminati che possono trasportare il virus passivamente, anche a lunghe distanze.

Il virus infatti è molto resistente, persiste per diversi mesi nell’ambiente e nelle carcasse degli animali morti, nella carne non cotta o poco cotta e sopravvive per mesi in alcuni salumi.

Si può trasmettere tra i cinghiali anche quando le densità di questi sono molto basse, in particolare nella stagione invernale, perché i cinghiali possono infettarsi non solo venendo in contatto con animali vivi, ma anche attraverso le carcasse e il terreno circostante contaminato.

La trasmissione più temibile è quella dai cinghiali ai suini domestici per gli effetti diretti sugli allevamenti e per le limitazioni commerciali ancora più restrittive che verrebbero adottate se si  dovessero verificare casi di peste suina africana.

Per il cittadino

La tua collaborazione è necessaria.

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Se cammini per i boschi o per la campagna, o vai per funghi e ti imbatti in una carcassa di cinghiale (quindi un cinghiale morto o resti di ossa), contatta i servizi Veterinari dell’Azienda unità sanitaria locale, al numero unico regionale 051.609.2124, memorizza la tua posizione geografica sul cellulare e, se riesci, scatta una foto.

Non abbandonare nell’ambiente avanzi o rifiuti alimentari specialmente se contenenti carni di suino o cinghiale o salumi che possono essere veicolo di infezione per gli altri animali.

Quando rientri da una passeggiata in un’area che potrebbe essere contaminata dalla PSA, cambiati le scarpe e riponile in un sacchetto prima di pulirle.

Le malattie non rispettano le frontiere (se viaggi informati su quali tipi di carne puoi portare con te).

Per l'allevatore

Devi adottare ogni misura per evitare l’introduzione della malattia nel tuo allevamento

Rispetta tutte le misure di biosicurezza che il Ministero della Salute ha disposto per tutti gli allevamenti, anche quelli familiari.allevatore.png

  • Evita il contatto diretto dei tuoi suini e cinghiali allevati con i cinghiali selvatici.
  • Ricordati che è vietato somministrare carni o prodotti a base di carne di animali infetti: scarti di cucina, broda contenente residui di alimenti contaminati.
  • Prima di entrare in contatto con gli animali allevati, cambia calzature e vestiti.
  • Non introdurre nell’allevamento oggetti, attrezzature o mezzi che potrebbero essere contaminati.

Segnala al Servizio veterinario dell’Azienda USL competente qualsiasi caso di mortalità. Ricorda che in caso di infezione da virus della peste suina africana può verificarsi anche la morte improvvisa dell'animale. Altri sintomi possono essere febbre alta, perdita di appetito, debolezza, aborti spontanei, emorragie interne con emorragie evidenti su orecchie e fianchi.

La filiera suinicola della Regione Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna l’allevamento suino rappresenta una fonte di reddito molto importante. In Regione sono presenti oltre un milione di suini distribuiti in 1.156 allevamenti (dato Banca Nazionale delle Aziende zootecniche, giugno 2022).

È attribuibile all’Emilia-Romagna circa la metà del fatturato nazionale legato alla produzione di salumi e altri prodotti di carne trasformati che nel 2021 si è attestato a oltre 8 miliardi di euro annui, dei quali cui il 20% di export (dati Assica 2021)

Nel caso in cui la peste suina africana dovesse diffondersi verso le regioni con le più importanti produzioni di prodotti DOP e IGP, come l’Emilia-Romagna, si stima che il danno legato alle conseguenti restrizioni di movimentazioni di animali e prodotti sarebbe intorno ai 60 milioni di euro mensili, con perdita di importanti mercati molto difficili da riconquistare (dati Assica 2022).

Gestione della PSA in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna la gestione dell'emergenza della peste suina africana è stata affidata all'Unità di crisi regionale per le emergenze veterinarie epidemiche e al Nucleo di coordinamento tecnico su base regionale.

Unità di crisi regionale per le emergenze veterinarie epidemiche

Definisce le strategie di gestione dei focolai (misure di profilassi, zone infette, abbattimenti, ecc.). Raccoglie le informazioni e i dati relativi alla situazione epidemica determinatasi a livello regionale. Garantisce il flusso delle informazioni e dei dati a livello nazionale, interregionale e locale. È composta da: Direzione generale cura della persona salute e welfare; Dipartimenti di sanità pubblica; Istituto zooprofilattico sperimentale Lombardia e Emilia-Romagna; Osservatorio Epidemiologico Regionale (SEER) e rappresentante dell’Agenzia regionale della protezione civile.

Nucleo di coordinamento tecnico su base regionale

Si occupa di coadiuvare l’unità di crisi nel coordinare l’applicazione di tutte le misure di controllo che richiedono un approccio multidisciplinare e nel definire le procedure di intervento in emergenza. Condivide le informazioni sulla gestione della malattia da diffondere agli enti di appartenenza. È composto da: Direzione generale cura della persona salute e welfare; Direzione generale agricoltura, caccia e pesca, Direzione generale cura del territorio e dell’ambiente; Direzione generale economia della conoscenza, del lavoro, dell‘impresa; Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile; Comandi polizia provinciale; Comando regione carabinieri forestale Emilia-Romagna; ANCI.

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pubblicato il 2022/10/05 14:16:42 GMT+1 ultima modifica 2022-10-11T16:07:23+01:00

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