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Principali riferimenti normativi

La Regione Emilia-Romagna fin dall’inizio degli anni ’90, sulla base delle considerazioni della comunità scientifica nazionale e internazionale, ha promosso lo screening per le patologie oncologiche femminili in alcune aree della regione, estendendolo poi in tutte le Aziende sanitarie negli anni 1996 – 1997.

A livello nazionale, il Piano sanitario 1998 – 2000 sottolineava la necessità di estendere, in tutto il territorio, gli screening per i quali vi era già allora evidenza di efficacia nel modificare la storia naturale della malattia (riducendone la mortalità), tra questi vi erano i programmi di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella e del collo dell’utero.

Il 2001 ha visto sia l’accordo Stato-Regioni sulle linee-guida riguardanti la prevenzione, la diagnosi e l’assistenza in oncologia, contenenti indicazioni per gli screening, sia l’emanazione del DPCM 29 novembre 2001 n. 26 che definiva i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tra cui rientravano i programmi di screening organizzati di popolazione per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, della mammella e del collo dell’utero, rendendo questi programmi un diritto per i cittadini interessati. Anche a livello europeo sono state fornite indicazioni agli Stati membri: il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una raccomandazione sugli screening dei tumori a fine 2003.

Un ulteriore passo verso l’offerta in tutto il territorio nazionale del Pap-test e della mammografia di screening (fino al 2003 veniva invitata solo poco più della metà della popolazione femminile) è stato possibile a seguito della L. 138/2004 e soprattutto all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 sul Piano nazionale della prevenzione, nel quale è stato richiesto alle singole Regioni di predisporre Piani regionali della prevenzione che contengano precise indicazioni sui programmi di screening.

La necessità di ottenere una copertura nazionale totale nell’attivazione dei programmi di screening oncologici è stata ribadita ancora una volta nel Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 (capitolo 5.2).

Nella Regione Emilia-Romagna, il programma di screening di popolazione per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del colon retto è stato attivato con circolare dell’Assessore della Sanità n. 11/2004 ed è partito ufficialmente su tutto il territorio nel marzo del 2005, raggiungendo, come atteso, la copertura effettiva in circa 2 anni.

Per quanto riguarda lo screening mammografico, nel 2006 il GISMa (Gruppo Italiano per lo screening mammografico) ha pubblicato un documento di consenso nel quale si mettevano in luce le nuove evidenze scientifiche riguardo all’estensione del programma di screening mammografico alle fasce di età 45-49 anni e 70-74 anni. Il Piano nazionale della Prevenzione 2010-2012, riprendendo le conclusioni del documento di consenso, ha invitato a prendere in considerazione l’allargamento delle fasce di età di screening; la Regione Emilia-Romagna ha aderito a queste raccomandazioni già dal 2010.

Più recentemente il Piano nazionale della Prevenzione 2014-2018 ha previsto, tra gli obiettivi, l’aumento dell’estensione nazionale dei programmi di screening e dei soggetti a rischio sottoposti a screening oncologico, l’introduzione dell’HPV test nello screening della cervice uterina, e l’identificazione dei soggetti a rischio eredo-familiare per tumore della mammella tramite la definizione di percorsi specifici, integrati con i programmi di screening.

Obiettivi già realizzati nella Regione Emilia-Romagna, con l’implementazione del programma di sorveglianza per le donne a rischio eredo-familiare (DGR n. 220/2011 e Circolare n.21 del 29/12/2011) e l'utilizzo del test HPV nei programmi di screening dei tumori della cervice uterina (Circolare 8/2015).

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pubblicato il 2018/09/18 14:30:00 GMT+2 ultima modifica 2019-10-29T12:26:39+02:00

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